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La situazione
urbanistico-architettonica
L’area d’intervento riguarda i
tessuti urbani che hanno svolto un ruolo fondamentale nello
sviluppo delle Città, o del processo formativo sin dalla sua
fondazione, Essi hanno da sempre rappresentato una matrice
morfogenetica per le parti urbane che si sono aggregate a comporre
il corpo urbano.
La città contemporanea insiste sul
sito dell’antica Capua, all’incrocio tra la direttrice est-ovest
della Via Appia, e la nord-sud della Via Campana e Atellana che
incontrandosi danno vita a un sistema di percorsi e definisce la
forma urbana, della quale, le attuali via Moro, via Anfiteatro,
via d’Angiò, via Mazzocchi e via Albana costituiscono la matrice.
Edifici residenziali, produttivi e di culto si raccolgono intorno
agli incroci tra gli assi, dando la vita ai tre nuclei insediativi
più antichi: Santa Maria, Sant’Erasmo e San Pietro. Questi
rappresentano ancor’oggi lo schema ordinatore della trama urbana.
Organizzata su
ampi cardi e decumani, la città romana cresce consolidando la sua
vocazione ad proporsi come un caposaldo dello Stato romano,
sostenuta anche da una fiorente agricoltura organizzata nel suo
territorio attraverso la maglia centuriale di circa 710m X 710m, e
soprattutto da una ricca rete di scambi lungo la via Appia, la via
Campana, e la via Atellana, verso Brindisi, al punto di divenire
seconda solo alla stessa Roma per estensione di territorio (180
ettari).
La caduta
dell’impero romano non risparmia l’antica Capua, che conosce
l’episodio più tragico solo nell’841 d.C., quando le orde Saracene
distruggono quasi totalmente il centro romano-longobardo
concludendo il lungo ciclo vitale storico politico e socio
economico della città antica.
Da questo
momento in poi fino all’ottocento, quando cioè nasce l’odierna
Santa Maria Capua Vetere, la città resiste sotto forma di piccoli
nuclei aggrappati ai monumenti più rappresentativi dell’urbs e
della civitas. Uno di questi è proprio il quartiere di Sant’Erasmo
dove si trovavano il Campidoglio, la Curia senatoriale, il Teatro
ed il Tempio di Marte, un altro è il borgo che si sviluppa intorno
alla basilica paleocristiana di S. Simmaco, conosciuta in seguito
con i nomi di S. Maria dei Surechi prima, S. Maria Maggiore poi,
comprendente il tessuto edilizio compreso tra via Sirtori, via
Tari e via Mazzocchi ed un terzo sorto intorno al casale di San
Pietro in Corpo che comprendeva la Basilica costantiniana di San
Pietro e gli edifici alle attuali via San Gennaro, via Marotta,
via Aldo Moro, via Ramari, via degli Orti, traversa San Pietro.
Durante il Medioevo l’Anfiteatro
assume la funzione di roccaforte militare: collegato al casale di
S. Erasmo, diviene parte integrante di esso. Non esistono piante
topografiche che testimonino l’impianto planimetrico dei tre
casali: il dipinto fatto realizzare da Cardinale Costa (tra
l’altro andato perduto, ma riprodotto) ne era solo una
rappresentazione immaginaria ed anche la pianta prospettica di
Capua Antica pubblicata dal Pacichelli nel 1703 non rappresenta la
nuova Santa Maria. Santa Maria diviene di decisiva importanza
strategica alla fine del cinquecento: al suo interno si
concentrano numerose guarnigioni militari che vanno ad occupare i
principali monumenti della Città.
Nel seicento,
dopo uno spaventoso terremoto che investì la Campania, si
avviarono profonde trasformazioni territoriali e urbanistiche
nell’agro capuano-casertano grazie alla bonifica dei lagni. Con la
ricostruzione, il processo di trasformazione dello spazio urbano,
inteso come scenario delle attività economiche, continua il lento
quanto inesorabile processo di cancellazione della Capua romana e
medioevale. Vengono costruiti conventi e palazzi a corte di grande
valore architettonico.
Nel settecento
la dotazione idrica della città viene integrata con quella della
Reggia di Caserta; l’area urbana comincia ad essere pavimentata
con pietra calcarea e il tratto urbano dell’Appia
sembra sparire.
La forma urbana
moderna di S. Maria trova la sua definizione nell’epoca
napoleonica. Al fianco della produzione edilizia, si incominciano
interventi dalla visione più globale della città, più attenti
rispetto al passato alle destinazioni funzionali (tribunale,
ospedale, poi scuole). Il passaggio tra la prima metà
dell’ottocento e la seconda è segnata dalla costruzione della
stazione ferroviaria, del Corso Garibaldi e dalla redazione di
planimetrie urbane.
Il novecento
prende il via con un’intensa attività edilizia e di restauro.
Chiese e palazzi dall’austero stile neoclassico o liberty sono
edificati ex novo o restituiscono al gusto ufficiale edifici
giunti dai secoli precedenti. La cittadina, mentre si irrobustisce
intorno alla sua spina centrale, tende ad espandersi in periferia:
la linea ferroviaria ostacola l’espansione in direzione sud, che
invece trova a nord e a ovest un libero sbocco.
La
contrapposizione tra centro e periferia si fa sempre più marcata.
Quartieri come lo stesso S. Erasmo/S. Agostino e S. Andrea non
furono dotati di edifici pubblici funzionali o rappresentativi, né
tanto meno piazze o parchi.
Il secondo
dopoguerra introduce nuovi elementi destabilizzanti: la rottura
della regola tipologica e la perdita dei confini spaziali dei
quartieri. Il quartiere di S. Erasmo dilaga fino a raggiungere il
tracciato della ferrovia che collega Napoli a Piedimonte, si fonde
con le preesistenze di S. Agostino, scavalca la via Appia
giungendo al rione Della Valle e l’area di sedime dell’arco di
Adriano. Analoghi sviluppi caratterizzarono gli altri quartieri.
Lo stato attuale
dello sviluppo urbano mostra il corpo della città come aperto e
sfrangiato al contorno, risultato della saldatura spontanea dei
tre borghi originati dalla distruzione della città antica. Ad
esaltare l’apertura della forma urbana contribuisce la
giustapposizione dei nuclei che manifestano con chiarezza il
carattere composito attraverso le estese frange di spazi a verde
poste tra questi.
Da queste brevi considerazioni
possiamo indicare i seguenti fattori di degrado:
-
perdita di una identità storica di valenza archeologica e
successivo allontanamento dai circuiti turistici internazionali;
-
espansione incontrollata degli ultimi anni che ha favorito
l’urbanizzazione anche nei pressi dell’Anfiteatro alterando il
fondale di grande valenza paesaggistica del monumento;
-
degrado di un patrimonio costituito da un tessuto storico di
grande valenza come il Borgo di Sant’Erasmo o l’isolato del Teatro
Garibaldi, dove sono in corso o previsti interventi di restauro o
di manutenzione. Non negando l’importanza di tali interventi è
doveroso sottolineare l’importanza altrettanto grande della cura
dello scenario, inteso come ambiente urbano storico, nel quale si
collocano gli attori principali rappresentati dagli edifici
storici (come Palazzo Fratta del Vanvitelli): senza uno sfondo
adeguato perderebbero comunque la loro forza.
-
progressiva scomparsa dei tracciati storici centuriali e di uno
degli assi storicamente più importanti come via Anfiteatro, la cui
cura completa il tema del recupero dello scenario introdotto dal
punto precedente.
-
presenza di grandi contenitori nell’area di riferimento come la
Caserma Pica, l’ex Carcere si San Francesco ora sede della Seconda
Università degli Studi di Napoli, Facoltà di Lettere e Filosofia,
l’area dell’ex Canapificio non ancora dismesse o con le loro
barriere di recinzione o con funzioni inadeguate che impediscono
quella necessaria relazione tra le parti architettoniche, il loro
utilizzo integrato con il tessuto sociale ed il resto della città.
Tale situazione
non sembra suscettibile di un qualche miglioramento se non
attraverso l’attivazione di un ulteriore serie di risorse che
collochino Santa Maria in un contesto sostanzialmente diverso,
mediante l’adeguamento dei principali sistemi di trasporto alla
realizzazione della linea ferroviaria AV e del vicino aeroporto di
Grazzanise.
Secondo il Piano Regionale Trasporti della Campania, redatto ai
sensi della L.R. 34/93, l’Aeroporto di Grazzanise dovrebbe
assolvere, in fase preliminare ed intermedia, principalmente una
funzione di supporto al trasporto aereo merci, integrato nel nodo
intermodale campano, ed alle richiamate attività di manutenzione,
riparazione e trasformazione, incluse nel programma del Polo
Aerospaziale Mediterraneo; a medio termine, si avrebbe lo sviluppo
del traffico passeggeri esuberante le capacità di Capodichino e
dello stesso Aeroporto di Fiumicino. Le potenzialità
dell’Aeroporto sarebbero rappresentate dalla dimensione del
traffico passeggeri, prevista nell’ordine dei 2 milioni di
passeggeri, a circa dieci anni dalla realizzazione, e dei traffici
del polo cargo verso il mercato dell’Italia peninsulare, con
dimensioni nell’ordine delle 350.000 t/anno, corrispondenti a 3,5
milioni di passeggeri equivalenti.
Il sistema di connessione tra l’Aeroporto di
Grazzianise ed il territorio, potrà innanzi tutto valersi
dell’attuale rete attuale, già idonea ad assicurare, con
interventi di adeguamento, accessibilità al grande scalo
aeroportuale dal territorio regionale e dalle regioni contermini,
tramite le due principali direttrici. La prima è individuabile nel
corridoio costituito dalla tratta Capua/Napoli dell’Autostrada
Roma/Napoli, la seconda è, invece, rappresentata dalla linea
metropolitana regionale confermata nel recente Piano Regionale dei
trasporti, prevedendo lungo la linea Cancello Napoli, nella tratta
Capua-Caserta nuove fermate: Italtel, Curti, Casapulla, Casagiove.
L’Intesa Istituzionale Quadro stipulata Il 18 dicembre 2001 presso
la Presidenza del Consiglio dei Ministri tra il Ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione Campania in favore
dell’adeguamento della dotazione infrastrutturale per la mobilità
e per la qualificazione territoriale ha confermato le previsione
precedentemente avanzate. L’intesa prevede interventi per
complessivi 800 MEuro riguardanti i settori, Strade e Ferrovie,
Porti e Aeroporti, Intermodalità, Acqua rilanciando gli
investimenti previsti per il completamento del sistema Alta
Velocità e sua integrazione con il sistema ferroviario regionale.
In
particolare è stato previsto il completamento della tratta della
linea AV che va dal Km 202+130 fino a Napoli Centrale e della
nuova stazione di Napoli-Afragola, integrata con la variante della
linea Napoli-Cancello; il potenziamento e la velocizzazione della
relazione Napoli-Foggia-Bari verificando la soluzione via valle
Caudina; l’ampliamento del Sistema di Metropolitana Regionale (SMR)
attraverso opere di integrazione modale riguardanti l'intero
sistema ferroviario regionale e destinate a migliorarne
l'accessibilità, quali nuove stazioni, stazioni e parcheggi di
corrispondenza, stazioni di corrispondenza tra linee FS, linee di
ferrovia regionale e linee metropolitane urbane tra cui
l’interscambio tra stazione FS e stazione Alifana ad Aversa nella
direzione di un’integrazione tra la linea metropolitana di Napoli
e l’Alifana, realizzando, quindi, un collegamento veloce tra i
sistemi della Provincia di Napoli e Caserta, attribuendo a Santa
Maria un’accessibilità diretta e qualificata.
Per quanto riguarda l’assetto stradale e autostradale, sono stati
individuati quegli interventi idonei ad ottimizzare i collegamenti
tra la Regione, l'intero Paese e l'area europea e mediterranea,
tra i quali si riconoscono come essenziali il collegamento
autostradale Caserta-Benevento e bretelle di collegamento con la
variante di Caserta e la tangenziale di Benevento, nonché
completamento della variante di Caserta e raddoppio della variante
nel tratto SS 265-svincolo Policlinico; il completamento del
corridoio tirrenico: collegamento tra la A1, all'altezza dello
svincolo di Capua, e la Domiziana, per l'incanalamento del
traffico verso la zona di Napoli-Ovest, e adeguamento Domiziana
nel tratto Garigliano – CastelVolturno.
Si
prevede, inoltre, di articolare il sistema aeroportuale campano
sui poli di Capodichino, Salerno-Pontecagnano e Grazzanise secondo
specializzazioni funzionali, per il quale si riconosce l'esigenza
di un gestore unico e si individua, tra gli interventi più
significativi, lo sviluppo, attraverso uno specifico protocollo di
intesa, dell'aeroporto di Grazzanise nel contesto del sistema
aeroportuale campano, coerentemente con le risultanze dello studio
di fattibilità promosso dalla Regione Campania, mentre per
l’interporto Marcianise/Maddaloni si prevede l'adeguamento della
viabilità di accesso al terminal intermodale con la realizzazione
della viabilità interna e di connessione con la viabilità
ordinaria, nonché lo sviluppo di basi attrezzate a supporto delle
infrastrutture ferroviarie dell'impianto di smistamento di
Maddaloni, nonché il sostegno alle attività di sviluppo della
logistica e della intermodalità.
E’ facile
immaginare come l’area nord diventi un nodo strategico per
l’accessibilità carrabile di Santa Maria Capua Vetere diventando
di strategica importanza la presenza di un parcheggio intermodale
che assorba il traffico turistico alleggerendo quello locale,
favorendo lo sviluppo di veri e propri nodi intermodali nei pressi
delle stazioni della metropolitana regionale grazie alla creazione
di parcheggi, di stazioni terminali per autobus ecologici, con il
collegamento ai percorsi ciclabili e le relative aree per il fitto
di biciclette.
1.2 La situazione
paesaggistico-ambientale
Il territorio si
presenta come un’ampia distesa che dai rilievi montuosi a nord si
estende, con un leggero declivio, fino ai Regi Lagni a sud,
collocandosi al centro della piana alluvionale che caratterizza
geologicamente la Campania Felix. In questo sistema
assumono un ruolo di particolare rilievo le opere di bonifica
realizzate prima da Don Pedro di Toledo e completate dai borboni
successivamente che, a partire dalla trama centuriale,
irrigimentavano le acque provenienti dalle sorgenti dei Monti
Tifata.
Tale sistema
caratterizza ancora oggi il paesaggio della piana nonostante le
fratture introdotte dalle principali linee infrastrutturali e da
un uso inconsapevole del territorio rappresentando il proprio
riferimento per qualsiasi intervento di riqualificazione.
Tuttavia i dati
disponibili circa lo stato e la qualità delle risorse ambientali
del territorio sono scarsi per quantità e qualità e la mancanza di
omogeneità nella raccolta delle informazioni ne ostacola spesso la
successiva elaborazione per essere riaggregati soltanto a denuncia
di particolari emergenze.
La
Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha
denunciato nel 1997, ad esempio, una situazione di degrado
ambientale molto grave, legata allo smaltimento illegale dei
rifiuti ed alla presenza di numerosissime discariche. Anche il
Primo Rapporto Ambientale della Regione Campania (1999)
evidenzia per la Provincia di Caserta, e per il territorio della
piana in particolare, carenze ed ambiti di intervento prioritario,
tra cui lo smaltimento dei rifiuti, legato, tra l’altro, a
crescenti fenomeni di gestione illegale. Situazioni di degrado
altrettanto preoccupanti riguardano l’inquinamento delle acque
superficiali, la deficienza del sistema depurativo, l’elevato
consumo di fitofarmaci.
I grandi valori
paesistico-ambientali necessitano di una energica azione per
arrestare il continuo degrado del territorio, col conseguente
deterioramento dei suoi caratteri architettonici e paesaggistici,
attraverso la sperimentazione e l’attivazione di nuove politiche
attive di tutela e di valorizzazione sostenibile. Le condizioni e
le caratteristiche di abbandono hanno preservato architetture ed
evidenze monumentali mentre la lunga vocazione agraria di Terra di
Lavoro e il conservatorismo agricolo hanno permesso la
conservazione di tracce numerose di quei processi di
antropizzazione del territorio, deboli e spesso cancellate in
altri centri.
Ci troviamo di fronte ad un
giacimento raro, quindi, che potremmo dire completo per la
comprensione di una città antica, arricchito da emergenze
monumentali di primo piano.
1.3 La
situazione socio-economica
Il territorio di Santa Maria
evidenzia problematiche socio-economiche per certi versi simili a
quelle della conurbazione Casertana. I bisogni che emergono sono
quelli riscontrabili anche sul territorio provinciale, e derivano
dalla sostanziale crisi dello stato sociale, dal mutamento del
mondo del lavoro, oltre ai problemi di emarginazione e di
esclusione sociale in senso più ampio.
Negli ultimi dieci anni il sistema
economico della Provincia di Caserta si è contraddistinto per una
inversione dei pesi dei settori produttivi (il terziario più del
secondario), per le radicali modifiche delle tecniche di
produzione, anche nel settore primario (si pensi per tutte
all’agricoltura biologica), per la maggiore libertà di allocazione
dei capitali finanziari in mercati di riferimento territoriale
globale. Per poter individuare le condizioni che possono
consentire uno sviluppo socio- economico di lungo periodo e non
precario, appare ovviamente rilevante analizzare le principali
dinamiche che si sono verificate nel territorio di riferimento con
proprie specificità:
-
demografiche, tanto nei ridotti tassi dei saldi naturali che nella
natura dei saldi migratori che si caratterizza da ingressi di
popolazione extra comunitaria;
-
economiche, riguardo la composizione delle imprese e l’incidenza
del settore turistico sul sistema.
Gli abitanti della Città ammontano
nel 1999 a circa 30.000 unità con una densità demografica pari a
1928,87 abitanti per Kmq di gran lunga superiore alla media
provinciale pari a oltre 317 abitanti per kmq, che è a sua volta
superiore di una volta e mezza quella nazionale e seconda nel
Meridione solamente alla provincia di Napoli, facendo registrare
un tasso di crescita superiore alla media provinciale. Il saldo
della popolazione, nel periodo ‘81-’91 e del 3,01% tra il ’91 e il
’99, è invece negativo a dimostrazione di una scarsa capacità di
attrazione che tale centro esercita, presentando un tasso inverso
a quello rilevabile dai centri di maggiore dimensione come Caserta
e Aversa.
Variazione ’91-‘99 e ’81-’91 della popolazione
|
anno '91 |
Anno '99 |
Variazione % 91-99 |
Variazione % 81-91 |
|
31.396 |
30.399 |
-3,18 |
-2,28 |
Fonte: ISTAT
Per quanto
riguarda gli aspetti economici, a Santa Maria si riscontrano due
principali fenomeni:
-
la
sostanziale deindustrializzazione attraverso la chiusura delle
imprese con direzione strategica esterna;
-
il
conseguente ridimensionamento dell’indotto e dalla generale
riduzione della dimensione media delle imprese.
Secondo i dati
statistici a disposizione in Città al 1999 risultano operanti,
secondo i dati sui sistemi locali del lavoro elaborati dall’ISTAT,
1821 imprese. Oltre il 50% di queste opera nei settori agricolo e
commerciale, mentre un peso di assoluto rilievo è assunto da
quelle imprese che svolgono attività non classificabili (14,7%) e
da quelle dedite all’edilizia (14,5%), presentando un dato in
linea con la tendenza provinciale.
|
Imprese |
Indipendenti imprese |
Dipendenti imprese |
Addetti
imprese |
|
1821 |
2163 |
1290 |
3453 |
Fonte ISTAT
Nel settore
dell’agricoltura, oltre la ridotta dimensione aziendale, si
registra la crescente riduzione della superficie agricola
catturata principalmente dalle grandi infrastrutture, dagli
agglomerati industriali e dall’urbanizzazione; la necessità di
riconvertire alcune colture in crisi (per es. il tabacco) e la
difficoltà di razionalizzare secondo i segnali del mercato in
conseguenza di nuovi vincoli comunitari.
Va evidenziato
che questi processi si innestano su di un’area che era, fino a
trenta-quaranta anni fa, basata su una cultura ed una tradizione
rurale completamente differente da quella prettamente urbana
sviluppatasi dal dopoguerra ad oggi. Un territorio, dunque, che
aveva una sua precisa connotazione, con una dimensione culturale
ed organizzativa legata a spazi condivisi, come le masserie, i
cortili, i centri storici dei paesini, i quali garantivano, oltre
alla sussistenza quotidiana, la sicurezza dei bambini, il momento
di socialità per gli anziani e complessivamente tutta una serie di
legami di solidarietà garantiti oltre che dalla struttura urbana
anche da un’organizzazione sociale più favorevole
all’integrazione.
Ciò nonostante
l’area d’intervento esprime ancora un vitalismo produttivo
costituito da un insieme di piccole e medie aziende (in parte
sommerse), da associazioni culturali, da botteghe che non hanno
smarrito del tutto la loro identità artigianale, con una domanda
crescente di servizi, di qualità della pubblica amministrazione,
di qualità urbana e di qualità della vita.
Resiste una
sfera sociale che stenta ad abbandonare approcci, criteri e
modelli di tipo assistenziali così diventa difficile acquisire e
praticare modalità, approcci e operatività in linea con le moderne
strategie di welfare Comunitario. In alcuni casi,
l’Amministrazione Comunale, per assolvere al meglio la domanda di
servizi sociali, si avvale il più delle volte della collaborazione
di associazioni, enti no-profit, cooperative sociali.
Quindi, si può
verificare come uno dei problemi sociali principali sia quello
della disgregazione sociale e dell’emarginazione ciò anche perché
legato all’assenza di piazzette attrezzate di quartiere, di
infrastrutture sociali, di centri culturali d’incontro per i
giovani, di spazi di confronto, di scambio e di socializzazione,
di laboratori di creazione e fruizione di cultura, di centri di
consulenza per il lavoro, di punti dove attingere informazioni, di
strumenti e spazi attrezzati per l’alfabetizzazione tecnologica
che consentano ai giovani del luogo di essere parte attiva della
società dell’informazione, della creazione, della comunicazione e
per non essere esclusi dalle opportunità lavorative.
L’assenza di
infrastrutture sociali, accompagnata da una carenza di servizi,
diventa ancora più grave nei casi in cui si è anche portatori di
un disagio personale e non si ha la possibilità di crearsi
alternative. I problemi dell’assistenza, dell’accoglienza, della
possibilità di integrazione interessano direttamente i portatori
di handicap.
E’ facile
evidenziare come tali carenze socio-economiche influiscano
negativamente sul settore turristico-ricettivo dove si evidenzia
la presenza di con 50 posti letto a fronte dei 79 complessi
presenti in Provincia che dispongono complessivamente di circa
7.000 posti letto: un numero assolutamente ridotto che colloca
questo territorio tra i meno dotati della Regione che conta oltre
88.000 posti letto. Per quanto riguarda gli esercizi turistici
complementari, a Santa Maria si non si registrano aziende
agrituristiche a fronte degli 89 analoghi esercizi presenti in
Provincia che sono in grado di accogliere 6.500 presenze.
In tale contesto
economico un ruolo di assoluto rilievo è svolto dalla presenza
della Seconda Università di Napoli (SUN) con il Polo universitario
di Santa Maria costituito dalla Facoltà di Giurisprudenza e
Lettere e Filosofia con il Corso di Laurea in Conservazione dei
Beni Culturali.
Attraverso la
concessione di Palazzo Melzi e l’acquisizione in uso perpetuo,
dell’ex Convento di S. Francesco, provvedendo al riutilizzo
immediato dell’ala sud, per il trasferimento della Segreteria,
della Presidenza, del Dipartimento e di spazi per gli studenti,
tale Polo rafforzerà ulteriormente ma sua presenza sul territorio.
Iscritti A.A. 200/01 per il Polo di Santa Maria
C.V.
|
Corso di
Laurea |
n.
iscritti |
|
Giurisprudenza |
4333 |
|
Conservazione Beni Culturali |
1095 |
|
Totale |
5428 |
Fonte SUN
Gli sforzi
dell’Ateneo sono volti, comunque, nella direzione di integrare la
definizione delle finalità didattiche, i percorsi della ricerca,
orientandoli, pur nei diversi ambiti disciplinari, non solo
all’approfondimento delle problematiche direttamente o
indirettamente connesse allo sviluppo del territorio, ma alla sua
messa
in rete. Si
tratta di relazionare l’istituzione universitaria, come polo alto
della ricerca scientifica, con le altre forze presenti sul
territorio (istituzioni locali, associazioni di imprese e
lavoratori, centri di ricerca, ordini professionali). Ciò può
contribuire a far crescere delle sinergie che siano in grado di
potenziare non solo il risultato complessivo di tale sforzo, ma
anche a valorizzare le singole Istituzioni ed organizzazioni,
togliendole dall’isolamento in cui molte volte versano.
Nonostante lo
sforzo considerevole in atto, la dotazione infrastrutturale di
questo Ateneo risulta ancora insufficiente, pure se è imminente la
realizzazione del Policlinico a Caserta. Per una più intensa e
significativa presenza dell’Università nel territorio, occorrono
sicuramente strutture meno provvisorie di quelle attuali, non solo
con riferimento a quelle destinate alla didattica ed all’alta
formazione, ma anche ai laboratori di ricerca.
Programma
triennale 2001/03 di sviluppo edilizio del’Ateneo casertano
|
|
|
in milioni
di Lire |
|
Facoltà/immobile |
Progetti |
Interventi |
|
Ingegnieria-Aversa |
|
|
|
Annunziata |
15.000 |
Restauro |
|
Laboratori |
7.000 |
Realizzazione Aulario |
|
Architettura-Aversa |
|
|
|
S. Lorenzo |
35.878 |
Restauro |
|
Economlia-Capua |
|
|
|
Complesso S. Maria delle Monache |
45.782 |
Restauro |
|
Giurisprudenza-S.Maria C.V. |
|
|
|
Melzi |
8.000 |
Progetto
generale |
|
Aulario |
10.000 |
Realizzazione |
|
Amministrazione |
1.800 |
Acq.
immobile |
|
Lettere-S.Maria C.V. |
|
|
|
Conv. S. Francesco |
36.000 |
Restauro |
|
Medicina-Napoli |
|
|
|
S. Andrea delle Dame |
10.000 |
Ristrutturazione |
|
S. Patrizia |
10.000 |
Ristrutturazione |
|
Ort. Pediatr. |
8.549 |
Ristrutturazione |
|
Medicina-Caserta |
|
|
|
Chirurgia |
15.000 |
Acq.
immobile |
|
Amministrazione |
24.000 |
Acq.
immobile |
|
TOTALE |
227.009 |
|
Fonte SU
In ogni caso, il ruolo di
decongestionamento dell'Ateneo federiciano assegnato alla SUN, è
da ritenere già oggi verificato dall'andamento della popolazione
studentesca, pressoché triplicata nei primi cinque anni di
funzionamento, col passaggio dai 5.421 iscritti dell'a.a. 91/92 ai
circa 15.000 iscritti dell'a.a. 95/96, ed ulteriormente cresciuta
nel successivo triennio, fino agli oltre 20.000 studenti dell’a.a.
1998-99.
In virtù dei risultati raggiunti è stato così
sviluppato un programma volto alla riscoperta delle “radici”
territoriali, per valorizzare – nei vari ambienti formativi e
scientifici dell’Ateneo e con un adeguato progetto di respiro
tecnologico – il patrimonio sociale, economico, ambientale, e
culturale del territorio su cui insiste la Seconda Università di
Napoli. Per quanto riguarda la conoscenza del territorio
casertano, notevole è stato l’impegno volto a far emergere
l’immenso patrimonio di cultura e di risorse che lo caratterizza
ed è evidente che tale recupero potrà diventare produttivo solo
attraverso una severa e seria programmazione degli interventi,
superando la frammentarietà e soprattutto il concetto di
campanile.
Alcune Facoltà, ed in prima linea quella di
Lettere e Filosofia, possono considerarsi veri e propri laboratori
di input per modelli di sviluppo in cui il patrimonio culturale
possa costituire una crescente ricchezza per il territorio.
L’obiettivo è quello di contribuire a strategie dove la
valorizzazione delle risorse culturali del territorio attivi
processi integrati di sviluppo dell’intero sistema locale.
Per quanto
riguarda la ricerca, la SUN ha puntato a rafforzare la
cooperazione europea, nella convinzione che essa rappresenti la
grande strada, data l’ampiezza e quantità delle azioni, la massa
di tematiche e soprattutto l’entità delle risorse finanziarie
messe a disposizione. C’è inoltre da aggiungere che la
collaborazione tra le varie realtà europee può permettere delle
interrelazioni più proficue e la costruzione di un vero spazio
comune europeo, attraverso il quale poter permettere la
valorizzazione ed il trasferimento dei risultati della ricerca e,
quello che interessa di più, la mobilità dei giovani ricercatori.
Va considerato che questo obiettivo dell’Ateneo è maggiormente
giustificato dalla situazione della ricerca in Italia, per la
quale gli investimenti viaggiano su un livello da terzo mondo
Con lo stesso
atteggiamento sono stati adottati tutti gli strumenti atti a
realizzare una sempre maggiore intesa tra le realtà produttive ed
il sistema universitario, al fine di convogliare nel bilancio
universitario autonomi fondi per la ricerca, vista la sempre
maggiore scarsità di risorse pubbliche. Tutto questo con la
consapevolezza che il mondo universitario rappresenta, insieme con
il settore imprenditoriale e le altre istituzioni, l’attore
principale per lo sviluppo economico locale. La ricerca e la
formazione universitaria tra l’altro possono svolgere un ruolo
primario nel trasferimento delle innovazioni tecnologiche alle
piccole e medie imprese.
La presenza
delle strutture universitarie sul territorio, può, dunque,
risultare paradigmatica non soltanto delle sinergie ricerca –
produzione – occupazione, di cui si è detto, ma anche per gli
effetti di impatto sull’urbano che possono derivare dalla
realizzazione delle strutture universitarie e dalle loro
interazioni con la città. Tipiche, in questo senso, potranno
risultare gli interventi complementari al Nuovo Policlinico – a
realizzarsi presumibilmente con una finanza di progetto
pubblico/privata – e gli ipotizzabili interventi sull’intorno
urbano della struttura universitario per le finalità di forte
interazione funzionale e civile tra la nuova struttura
universitaria e sanitaria ed il contesto urbano ed ambientale, in
coerenza col principio che valenze ed esternalità dell'opera non
possano adeguatamente manifestarsi senza
una riqualificazione ambientale ed urbana che in primo luogo
investa le aree di più immediata contiguità.
Con la
sottoscrizione del protocollo d’intesa del tra la Regione
Campania, L'Inail e le sette università della Campania – Federico
II, Istituto Orientale, Università Parthenope (ex Navale), Suor
Orsola Benincasa, Seconda Università di Napoli, Università di
Salerno, Università del Sannio – per la realizzazione di un
sistema di residenze universitarie, il ruolo della Facoltà di
Economia nel contesto economico di Capua potrebbe essere ancora
più significativo.
L’accordo
riguarda la realizzazione di 1500 nuovi posti letto nelle città di
Benevento, Caserta, Napoli e Salerno, con un ivestimento pari a
circa 100 milioni di Euro che si aggiunge a quelli già avviati a
favore delle residenze universitarie di Salerno, Benevento,
Baronissi, S.M. Capua Vetere ed Aversa che consentono la
realizzazione di ulteriori 1000 posti letto, con un investimento
pari a 25 milioni di Euro.
Con tali
importanti interventi il sistema universitario della Campania si
dota di un supporto strategico alla formazione universitaria in
grado di elevare la capacità competitiva e attrattiva del sistema
universitario della regione, favorendo la mobilità nazionale ed
internazionale. Il modello residenziale adottato prevede
l'integrazione alle residenze di spazi aggregativi e culturali che
saranno a disposizione anche della cittadinanza, contribuendo in
tal modo ad una reale integrazione tra università e città.
1.4 Analisi
Swot
Punti di Forza
I punti di forza
dell’economia dell’area in oggetto sono individuabili in un numero
non limitato di elementi, naturali, culturali e sociali, su cui
far leva per favorire il processo di transizione in atto verso un
nuovo modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle
risorse endogene.
I tre ambiti
interessati dal Programma dispongono, infatti, di un notevole e
diffuso patrimonio naturale ed ambientale a cui si aggiunge la
presenza di un patrimonio storico, architettonico ed archeologico
appartenente a differenti epoche, oltre che di un contesto
socio–culturale ancora ricco di tradizioni e di testimonianze.
Anche la
presenza di capitale umano scolarizzato, può costituire,
attraverso una formazione opportunamente finalizzata, elemento di
attrazione di investimenti esterni, oltre che fattore di sviluppo
per l’imprenditoria locale.
Ma in tutto ciò,
risulta fondamentale il ruolo giocato dalla Pubblica
Amministrazione locale, caratterizzata da una relativa efficienza
delle istituzioni, che hanno maturato un’esperienza di
concertazione e cooperazione, tra esse stesse, e con le
rappresentazioni degli interessi in campo economico e sociale.
Punti di
Debolezza
Il modello di
sviluppo preso in esame è caratterizzato da alcuni fattori che
condizionano sia la struttura produttiva sia l’assetto
territoriale.
In questo, la
dotazione infrastrutturale, tuttora quantitativamente e
qualitativamente inadeguata, rappresenta una vera e propria
strozzatura allo sviluppo: in particolare, la categoria dei
trasporti e della mobilità urbana, soprattutto in rapporto
all’impatto ambientale, costituisce la criticità di maggior
rilievo.
Nonostante la
presenza di rilevanti emergenze storiche, monumentali ed
archeologiche, risulta ancora carente il sistema dell’offerta di
servizi culturali e del tutto assente la messa in rete di questo
patrimonio.
Accanto a queste, altre fragilità
strutturali ed infrastrutturali connotano il sistema produttivo,
ed in particolare:
-
il
basso livello di innovazione tecnologica nel settore produttivo in
generale ed in quello dei settori dei servizi ambientali e
sociali in particolare;
-
la
debolezza del sistema dei servizi alle imprese, sia sotto il
profilo della domanda, che dell’offerta;
-
la
presenza di infrastrutture di base che necessitano di ampliamento,
completamento e miglioramento per consentire una migliore
allocazione delle unità produttive;
-
l’assoluta carenza di un sistema di trasporto pubblico alternativo
ed intermodale.
Non risulta,
altresì, adeguatamente supportato da un livello di servizi
strategici per l’occupazione e le pari opportunità, e da un
sistema di formazione professionale qualitativamente elevato, o da
un marketing efficace delle professionalità appetibili e
promettenti.
Sussiste,
infine, un basso livello di integrazione delle reti telematiche ed
un’insufficiente accessibilità ai prodotti o servizi dell’information
technology associata, quest’ultima, ad una modesta conoscenza
delle potenzialità della società dell’informazione sia nel sistema
produttivo sia a livello di Pubblica Amministrazione.
Opportunità
Santa Maria, a
livello cittadino e di contesto comprensoriale, si candida a pieno
titolo ad intercettare i flussi turistici in crescita dei mercati
nazionali ed europei, per un’offerta di modelli turistici
alternativi ed ecocompatibili, legati all’agriturismo, al turismo
verde ed al turismo culturale.
Tale opportunità
riguarda in particolare l’area d’intervento del Programma a patto
che in essa migliori la qualità della vita e la dotazione
infrastrutturale.
Va segnalata,
infatti, la crescita del numero di visitatori annui
all’Anfiteatro, in grado di esercitare una notevole forza di
attrazione e la disponibilità di un grande patrimonio di edifici
di valore architettonico ed archeologico di proprietà comunale
(teatro Garibaldi) e degli Enti pubblici
(Sovrintendenza).
Presenza della
Seconda Università degli Studi di Napoli con uno specifico Corso
di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali può rappresentare un
importante riferimento per l’integrazione delle risorse
disponibili con il sistema produttivo.
Rischi
Le modificazioni
recenti ed in atto nella struttura produttiva, se hanno fatto
emergere dei localismi interessanti, hanno al tempo stesso
concorso a differenziare più nettamente la geografia intima della
Città. Ai divari territoriali, già influenzati dalla morfologica
del territorio e dalle spinte gravitazionali, si sono infatti
aggiunti quelli prodotti dalle differenti velocità di
modificazioni del tessuto socio-economico: fenomeni esogeni ed
endogeni di imprenditorialità hanno accelerato, in alcuni spazi
più che in altri, la formazione di un tessuto imprenditoriale più
aperto e competitivo e la qualificazione di una forza lavoro più
flessibile ed organizzata.
Ne consegue che
la struttura territoriale dell’area d’intervento, per le sue
carenze e i suoi disservizi, non agevola la modernizzazione
dell’apparato produttivo nel suo complesso: la città è ben lontana
dal costituire una rete urbana. Anche le infrastrutture non
costituiscono, né quantitativamente né qualitativamente, una rete,
con ripercussioni evidentemente negative sulla sicurezza e su
livelli di mobilità
|
OPPORTUNITA’ |
RISCHI |
|
Crescente
inserimento di Santa Maria C. V. nei circuiti nazionali ed
internazionali del turismo, con particolare riferimento ai
settori dell’arte e dell’archeologia
Forte
crescita socio – economica per gli ambiti a ridosso del Parco
Archeologico (più di 10.000 visitatori all’anno), in grado
di esercitare una notevole forza di attrazione
Disponibilità di un grande patrimonio di edifici di valore
architettonico ed archeologico di proprietà comunale (teatro
Garibaldi) e degli Enti pubblici (Sovrintendenza).
Presenza
della Seconda Università degli Studi di Napoli da valorizzare
ai fini dell’integrazione con il sistema produttivo.
Aumento
della domanda non soddisfatta di servizi culturali e per il
tempo libero. |
Stato di
degrado e perdita di porzioni del patrimonio.
Permanenza
di situazioni di degrado e di abusivismo edilizio che
contribuiscono alla perdita di porzioni del patrimonio.
Insufficiente crescita del terziario.
Modesti effetti economici della presenza
turistica legata alla fruizione delle risorse culturali.
Scarsa partecipazione dei privati al ciclo di
conservazione, valorizzazione, restauro e gestione dei beni
culturali.
Inadeguata risposta della P.A. rispetto allo
sviluppo di politiche innovative nella gestione dei Beni
Culturali. |
|
Disponibilità di risorse diffuse nel comune, con siti e beni
culturali, storici, archeologici e paesistici di rilievo
nazionale e, in taluni casi, internazionale, in grado di
favorire lo sviluppo di filiere produttive e turistiche.
Disponibilità di rilevanti quote di patrimonio culturale
ancora valorizzabili (Parco e Museo Archeologico).
Disponibilità di potenziale umano da
valorizzare.
Adeguate
reti di accesso e di trasporto (F.S., Alifana, Autostrada).
Esistenza
nel comune, di altre importanti risorse naturali, culturali,
artigianali, da valorizzare e sviluppare in sinergia con i
beni culturali.
Presenza di
istituzioni culturali e scientifiche di rilievo (Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali) |
Stato di
relativo abbandono di ampi segmenti del patrimonio
storico-culturale.
Presenza di monumenti e siti archeologici
isolati e non adeguatamente pubblicizzati (Mitreo).
Debolezza
quantitativa e qualitativa del sistema di offerta dei servizi.
Assenza di
itinerari di visita relazionati ed integrati con il sistema
economico locale.
Non adeguata
convinzione da parte dei cittadini delle importanti
opportunità di sviluppo e di lavoro attraverso il patrimonio
dei BB.CC.
Scarsa ricettività, di adeguato livello
quantitativo e qualitativo, nel settore della ospitalità di
gruppi e della convegnistica.
Scarsa
promozione del patrimonio turistico sui mercati nazionali e
internazionali. |
L’area d’intervento, pur denotando
notevoli omogeneità socio–economiche, con la Città, si
caratterizza per una condizione di degrado dovuta all’incidenza di
determinati fattori.
Dal punto di vista infrastrutturale,
l’area risulta priva delle necessarie connessioni con il contesto
urbano. Nonostante siano stati previsti all’interno dell’Accordo
di Programma Quadro ingenti risorse per la valorizazione
dell’Anfiteatro, il sito non è dotato di un collegamento diretto
con le principali linee di trasporto pubblico né risulta dotato di
un parcheggio pertinenziale in grado di accogliere e distribuire i
flussi turistici. D’altra parte, la previsione del nodo
intermodale della stazione Alifana di Santa Maria non è, infatti,
accompagnata da misure volte ad integrare le modalità di trasporto
previste con la rete urbana e, quindi, con le principali risorse
culturali e scientifiche della Città.
Analogamente, sono assenti reti di
cooperazione tra le diverse realtà scientifiche, culturali,
economiche e produttive che, nonostante la presenza di Enti ed
Istituzioni di assoluto rilievo, non hanno portato alla formazione
di solide partnership per sostenere lo sviluppo locale rivolto, in
particolare, alla promozione del settore turistico. Le strutture
ricettive appaiono insufficienti, per dimensione e categoria, a
fronteggiare i flussi attivabili attraverso un’incremento
dell’offerta culturale, così come appare scarsa l’offerta di
servizi turistici complementari e ridotto il numero di addetti nel
settore. Risulta, inoltre, scarsa la capacità di accoglienza delle
strutture ricettive extralberghiere.
Tali fattori non possono non
influire sulle condizioni dell’ambiente urbano. La scarsa presenza
di aree attrezzate, l’inadeguata illuminazione pubblica, l’assenza
di percorsi ciclo-pedonali protetti, la forte presenza di barriere
architettoniche, il degrado in cui versano molti prestigiosi
palazzi e monumenti, rendono sicuramente poco apprezzabili le
straordinarie qualità del Centro Storico.
I caratteri architettonici del
tessuto urbano risultano molto degradati così come sono appena
percepibili le qualità delle risorse ambientali, un tempo
rappresentate fondamentalmente dal rapporto tra Monti tifatini,
orti urbani e aree agricole. |
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