sandro pangione

   
 
  Analisi della situazione  
 

 

     
 

La situazione urbanistico-architettonica

L’area d’intervento riguarda i tessuti urbani che hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle Città, o del processo formativo sin dalla sua fondazione, Essi hanno da sempre rappresentato una matrice morfogenetica per le parti urbane che si sono aggregate a comporre il corpo urbano.

La città contemporanea insiste sul sito dell’antica Capua, all’incrocio tra la direttrice est-ovest della Via Appia, e la nord-sud della Via Campana e Atellana che incontrandosi danno vita a un sistema di percorsi e definisce la forma urbana, della quale, le attuali via Moro, via Anfiteatro, via d’Angiò, via Mazzocchi e via Albana costituiscono la matrice. Edifici residenziali, produttivi e di culto si raccolgono intorno agli incroci tra gli assi, dando la vita ai tre nuclei insediativi più antichi: Santa Maria, Sant’Erasmo e San Pietro. Questi rappresentano ancor’oggi lo schema ordinatore della trama urbana.

Organizzata su ampi cardi e decumani, la città romana cresce consolidando la sua vocazione ad proporsi come un caposaldo dello Stato romano, sostenuta anche da una fiorente agricoltura organizzata nel suo territorio attraverso la maglia centuriale di circa 710m X 710m, e soprattutto da una ricca rete di scambi lungo la via Appia, la via Campana, e la via Atellana, verso Brindisi, al punto di divenire seconda solo alla stessa Roma per estensione di territorio (180 ettari).

La caduta dell’impero romano non risparmia l’antica Capua, che conosce l’episodio più tragico solo nell’841 d.C., quando le orde Saracene distruggono quasi totalmente il centro romano-longobardo concludendo il lungo ciclo vitale storico politico e socio economico della città antica.

Da questo momento in poi fino all’ottocento, quando cioè nasce l’odierna Santa Maria Capua Vetere, la città resiste sotto forma di piccoli nuclei aggrappati ai monumenti più rappresentativi dell’urbs e della civitas. Uno di questi è proprio il quartiere di Sant’Erasmo dove si trovavano il Campidoglio, la Curia senatoriale, il Teatro ed il Tempio di Marte, un altro è il borgo che si sviluppa intorno alla basilica paleocristiana di S. Simmaco, conosciuta in seguito con i nomi di S. Maria dei Surechi prima, S. Maria Maggiore poi, comprendente il tessuto edilizio compreso tra via Sirtori, via Tari e via Mazzocchi ed un terzo sorto intorno al casale di San Pietro in Corpo che comprendeva la Basilica costantiniana di San Pietro e gli edifici alle attuali via San Gennaro, via Marotta, via Aldo Moro, via Ramari, via degli Orti, traversa San Pietro.

Durante il Medioevo l’Anfiteatro assume la funzione di roccaforte militare: collegato al casale di S. Erasmo, diviene parte integrante di esso. Non esistono piante topografiche che testimonino l’impianto planimetrico dei tre casali: il dipinto fatto realizzare da Cardinale Costa (tra l’altro andato perduto, ma riprodotto) ne era solo una rappresentazione immaginaria ed anche la pianta prospettica di Capua Antica pubblicata dal Pacichelli nel 1703 non rappresenta la nuova Santa Maria. Santa Maria diviene di decisiva importanza strategica alla fine del cinquecento: al suo interno si concentrano numerose guarnigioni militari che vanno ad occupare i principali monumenti della Città.

Nel seicento, dopo uno spaventoso terremoto che investì la Campania, si avviarono profonde trasformazioni territoriali e urbanistiche nell’agro capuano-casertano grazie alla bonifica dei lagni. Con la ricostruzione, il processo di trasformazione dello spazio urbano, inteso come scenario delle attività economiche, continua il lento quanto inesorabile processo di cancellazione della Capua romana e medioevale. Vengono costruiti conventi e palazzi a corte di grande valore architettonico.

Nel settecento la dotazione idrica della città viene integrata con quella della Reggia di Caserta; l’area urbana comincia ad essere pavimentata con pietra calcarea e il tratto urbano dell’Appia

sembra sparire.

La forma urbana moderna di S. Maria trova la sua definizione nell’epoca napoleonica. Al fianco della produzione edilizia, si incominciano interventi dalla visione più globale della città, più attenti rispetto al passato alle destinazioni funzionali (tribunale, ospedale, poi scuole). Il passaggio tra la prima metà dell’ottocento e la seconda è segnata dalla costruzione della stazione ferroviaria, del Corso Garibaldi e dalla redazione di planimetrie urbane.

Il novecento prende il via con un’intensa attività edilizia e di restauro. Chiese e palazzi dall’austero stile neoclassico o liberty sono edificati ex novo o restituiscono al gusto ufficiale edifici giunti dai secoli precedenti. La cittadina, mentre si irrobustisce intorno alla sua spina centrale, tende ad espandersi in periferia: la linea ferroviaria ostacola l’espansione in direzione sud, che invece trova a nord e a ovest un libero sbocco.

La contrapposizione tra centro e periferia si fa sempre più marcata. Quartieri come lo stesso S. Erasmo/S. Agostino e S. Andrea non furono dotati di edifici pubblici funzionali o rappresentativi, né tanto meno piazze o parchi.

Il secondo dopoguerra introduce nuovi elementi destabilizzanti: la rottura della regola tipologica e la perdita dei confini spaziali dei quartieri. Il quartiere di S. Erasmo dilaga fino a raggiungere il tracciato della ferrovia che collega Napoli a Piedimonte, si fonde con le preesistenze di S. Agostino, scavalca la via Appia giungendo al rione Della Valle e l’area di sedime dell’arco di Adriano. Analoghi sviluppi caratterizzarono gli altri quartieri.

Lo stato attuale dello sviluppo urbano mostra il corpo della città come aperto e sfrangiato al contorno, risultato della saldatura spontanea dei tre borghi originati dalla distruzione della città antica. Ad esaltare l’apertura della forma urbana contribuisce la giustapposizione dei nuclei che manifestano con chiarezza il carattere composito attraverso le estese frange di spazi a verde poste tra questi.

Da queste brevi considerazioni possiamo indicare i seguenti fattori di degrado:

-        perdita di una identità storica di valenza archeologica e successivo allontanamento dai circuiti turistici internazionali;

-        espansione incontrollata degli ultimi anni che ha favorito l’urbanizzazione anche nei pressi dell’Anfiteatro alterando il fondale di grande valenza paesaggistica del monumento;

-        degrado di un patrimonio costituito da un tessuto storico di grande valenza come il Borgo di Sant’Erasmo o l’isolato del Teatro Garibaldi, dove sono in corso o previsti interventi di restauro o di manutenzione. Non negando l’importanza di tali interventi è doveroso sottolineare l’importanza altrettanto grande della cura dello scenario, inteso come ambiente urbano storico, nel quale si collocano gli attori principali rappresentati dagli edifici storici (come Palazzo Fratta del Vanvitelli): senza uno sfondo adeguato perderebbero comunque la loro forza.

-        progressiva scomparsa dei tracciati storici centuriali e di uno degli assi storicamente più importanti come via Anfiteatro, la cui cura completa il tema  del recupero dello scenario introdotto dal punto precedente.

-        presenza di grandi contenitori nell’area di riferimento come  la Caserma Pica, l’ex Carcere si San Francesco ora sede della Seconda Università degli Studi di Napoli, Facoltà di Lettere e Filosofia, l’area dell’ex Canapificio non ancora dismesse o con le loro barriere di recinzione o con funzioni inadeguate che impediscono quella necessaria relazione tra le parti architettoniche, il loro utilizzo integrato con il tessuto sociale ed il resto della città.

Tale situazione non sembra suscettibile di un qualche miglioramento se non attraverso l’attivazione di un ulteriore serie di risorse che collochino Santa Maria in un contesto sostanzialmente diverso, mediante l’adeguamento dei principali sistemi di trasporto alla realizzazione della linea ferroviaria AV e del vicino aeroporto di Grazzanise.

Secondo il Piano Regionale Trasporti della Campania, redatto ai sensi della L.R. 34/93, l’Aeroporto di Grazzanise dovrebbe assolvere, in fase preliminare ed intermedia, principalmente una funzione di supporto al trasporto aereo merci, integrato nel nodo intermodale campano, ed alle richiamate attività di manutenzione, riparazione e trasformazione, incluse nel programma del Polo Aerospaziale Mediterraneo; a medio termine, si avrebbe lo sviluppo del traffico passeggeri esuberante le capacità di Capodichino e dello stesso Aeroporto di Fiumicino. Le potenzialità dell’Aeroporto sarebbero rappresentate dalla dimensione del traffico passeggeri, prevista nell’ordine dei 2 milioni di passeggeri, a circa dieci anni dalla realizzazione, e dei traffici del polo cargo verso il mercato dell’Italia peninsulare, con dimensioni nell’ordine delle 350.000 t/anno, corrispondenti a 3,5 milioni di passeggeri equivalenti.

Il sistema di connessione tra l’Aeroporto di Grazzianise ed il territorio, potrà innanzi tutto valersi dell’attuale rete attuale, già idonea ad assicurare, con interventi di adeguamento, accessibilità al grande scalo aeroportuale dal territorio regionale e dalle regioni contermini, tramite le due principali direttrici. La prima è individuabile nel corridoio costituito dalla tratta Capua/Napoli dell’Autostrada Roma/Napoli, la seconda è, invece, rappresentata dalla linea metropolitana regionale confermata nel recente Piano Regionale dei trasporti, prevedendo lungo la linea Cancello Napoli, nella tratta Capua-Caserta nuove fermate: Italtel, Curti, Casapulla, Casagiove.

L’Intesa Istituzionale Quadro stipulata Il 18 dicembre 2001 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione Campania in favore dell’adeguamento della dotazione infrastrutturale per la mobilità e per la qualificazione territoriale ha confermato le previsione precedentemente avanzate. L’intesa prevede interventi per complessivi 800 MEuro riguardanti i settori, Strade e Ferrovie, Porti e Aeroporti, Intermodalità, Acqua rilanciando gli investimenti previsti per il completamento del sistema Alta Velocità e sua integrazione con il sistema ferroviario regionale.

In particolare è stato previsto il completamento della tratta della linea AV che va dal Km 202+130 fino a Napoli Centrale e della nuova stazione di Napoli-Afragola, integrata con la variante della linea Napoli-Cancello; il potenziamento e la velocizzazione della relazione Napoli-Foggia-Bari verificando la soluzione via valle Caudina; l’ampliamento del Sistema di Metropolitana Regionale (SMR) attraverso opere di integrazione modale riguardanti l'intero sistema ferroviario regionale e destinate a migliorarne l'accessibilità, quali nuove stazioni, stazioni e parcheggi di corrispondenza, stazioni di corrispondenza tra linee FS, linee di ferrovia regionale e linee metropolitane urbane tra cui l’interscambio tra stazione FS e stazione Alifana ad Aversa nella direzione di un’integrazione tra la linea metropolitana di Napoli e l’Alifana, realizzando, quindi, un collegamento veloce tra i sistemi della Provincia di Napoli e Caserta, attribuendo a Santa Maria un’accessibilità diretta e qualificata.

Per quanto riguarda l’assetto stradale e autostradale, sono stati individuati quegli interventi idonei ad ottimizzare i collegamenti tra la Regione, l'intero Paese e l'area europea e mediterranea, tra i quali si riconoscono come essenziali il collegamento autostradale Caserta-Benevento e bretelle di collegamento con la variante di Caserta e la tangenziale di Benevento, nonché completamento della variante di Caserta e raddoppio della variante nel tratto SS 265-svincolo Policlinico; il completamento del corridoio tirrenico: collegamento tra la A1, all'altezza dello svincolo di Capua, e la Domiziana, per l'incanalamento del traffico verso la zona di Napoli-Ovest, e adeguamento Domiziana nel tratto Garigliano – CastelVolturno.

Si prevede, inoltre, di articolare il sistema aeroportuale campano sui poli di Capodichino, Salerno-Pontecagnano e Grazzanise secondo specializzazioni funzionali, per il quale si riconosce l'esigenza di un gestore unico e si individua, tra gli interventi più significativi, lo sviluppo, attraverso uno specifico protocollo di intesa, dell'aeroporto di Grazzanise nel contesto del sistema aeroportuale campano, coerentemente con le risultanze dello studio di fattibilità promosso dalla Regione Campania, mentre per l’interporto Marcianise/Maddaloni si prevede l'adeguamento della viabilità di accesso al terminal intermodale con la realizzazione della viabilità interna e di connessione con la viabilità ordinaria, nonché lo sviluppo di basi attrezzate a supporto delle infrastrutture ferroviarie dell'impianto di smistamento di Maddaloni, nonché il sostegno alle attività di sviluppo della logistica e della intermodalità.

E’ facile immaginare come l’area nord diventi un nodo strategico per l’accessibilità carrabile di Santa Maria Capua Vetere diventando di strategica importanza la presenza di un parcheggio intermodale che assorba il traffico turistico alleggerendo quello locale, favorendo lo sviluppo di veri e propri nodi intermodali nei pressi delle stazioni della metropolitana regionale grazie alla creazione di parcheggi, di stazioni terminali per autobus ecologici, con il collegamento ai percorsi ciclabili e le relative aree per il fitto di biciclette.

1.2 La situazione paesaggistico-ambientale

Il territorio si presenta come un’ampia distesa che dai rilievi  montuosi a nord si estende, con un leggero declivio, fino ai Regi Lagni a sud, collocandosi al centro della piana alluvionale che caratterizza geologicamente la Campania Felix. In questo sistema assumono un ruolo di particolare rilievo le opere di bonifica realizzate prima da Don Pedro di Toledo e completate dai borboni successivamente che, a partire dalla trama centuriale, irrigimentavano le acque provenienti dalle sorgenti dei Monti Tifata.

Tale sistema caratterizza ancora oggi il paesaggio della piana nonostante le fratture introdotte dalle principali linee infrastrutturali e da un uso inconsapevole del territorio rappresentando il proprio riferimento per qualsiasi intervento di riqualificazione.

Tuttavia i dati disponibili circa lo stato e la qualità delle risorse ambientali del territorio sono scarsi per quantità e qualità e la mancanza di omogeneità nella raccolta delle informazioni ne ostacola spesso la successiva elaborazione per essere riaggregati soltanto a denuncia di particolari emergenze.

La Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha denunciato nel 1997, ad esempio, una situazione di degrado ambientale molto grave, legata allo smaltimento illegale dei rifiuti ed alla presenza di numerosissime discariche. Anche il Primo Rapporto Ambientale della Regione Campania (1999) evidenzia per la Provincia di Caserta, e per il territorio della piana in particolare, carenze ed ambiti di intervento prioritario, tra cui lo smaltimento dei rifiuti, legato, tra l’altro, a crescenti fenomeni di gestione illegale. Situazioni di degrado altrettanto preoccupanti riguardano l’inquinamento delle acque superficiali, la deficienza del sistema depurativo, l’elevato consumo di fitofarmaci.

I grandi valori paesistico-ambientali necessitano di una energica azione per arrestare il continuo degrado del territorio, col conseguente deterioramento dei suoi caratteri architettonici e paesaggistici, attraverso la sperimentazione e l’attivazione di nuove politiche attive di tutela e di valorizzazione sostenibile. Le condizioni e le caratteristiche di abbandono hanno preservato architetture ed evidenze monumentali mentre la lunga vocazione agraria di Terra di Lavoro e il conservatorismo agricolo hanno permesso la conservazione di tracce numerose di quei processi di antropizzazione del territorio, deboli e spesso cancellate in altri centri.

Ci troviamo di fronte ad un giacimento raro, quindi, che potremmo dire completo per la comprensione di una città antica, arricchito da emergenze monumentali di primo piano.

1.3 La situazione socio-economica

Il territorio di Santa Maria evidenzia problematiche socio-economiche per certi versi simili a quelle della conurbazione Casertana. I bisogni che emergono sono quelli riscontrabili anche sul territorio provinciale, e derivano dalla sostanziale crisi dello stato sociale, dal mutamento del mondo del lavoro, oltre ai problemi di emarginazione e di esclusione sociale in senso più ampio.

Negli ultimi dieci anni il sistema economico della Provincia di Caserta si è contraddistinto per una inversione dei pesi dei settori produttivi (il terziario più del secondario), per le radicali modifiche delle tecniche di produzione, anche nel settore primario (si pensi per tutte all’agricoltura biologica), per la maggiore libertà di allocazione dei capitali finanziari in mercati di riferimento territoriale globale. Per poter individuare le condizioni che possono consentire uno sviluppo socio- economico di lungo periodo e non precario, appare ovviamente rilevante analizzare le principali dinamiche che si sono verificate nel territorio di riferimento con proprie specificità:

-        demografiche, tanto nei ridotti tassi dei saldi naturali che nella natura dei saldi migratori che si caratterizza da ingressi di popolazione extra comunitaria;

-        economiche, riguardo la composizione delle imprese e l’incidenza del settore turistico sul sistema.

Gli abitanti della Città ammontano nel 1999 a circa 30.000 unità con una densità demografica pari a 1928,87 abitanti per Kmq di gran lunga superiore alla media provinciale pari a oltre 317 abitanti per kmq, che è a sua volta superiore di una volta e mezza quella nazionale e seconda nel Meridione solamente alla provincia di Napoli, facendo registrare un tasso di crescita superiore alla media provinciale. Il saldo della popolazione, nel periodo ‘81-’91 e del 3,01% tra il ’91 e il ’99, è invece negativo a dimostrazione di una scarsa capacità di attrazione che tale centro esercita, presentando un tasso inverso a quello rilevabile dai centri di maggiore dimensione come Caserta e Aversa.

Variazione ’91-‘99 e ’81-’91 della popolazione

anno '91

Anno '99

Variazione % 91-99

Variazione % 81-91

31.396

30.399

-3,18

-2,28

Fonte: ISTAT

Per quanto riguarda gli aspetti economici, a Santa Maria si riscontrano due principali fenomeni:

-        la sostanziale deindustrializzazione attraverso la chiusura delle imprese con direzione strategica esterna;

-         il conseguente ridimensionamento dell’indotto e dalla generale riduzione della dimensione media delle imprese.

Secondo i dati statistici a disposizione in Città al 1999 risultano operanti, secondo i dati sui sistemi locali del lavoro elaborati dall’ISTAT, 1821 imprese. Oltre il 50% di queste opera nei settori agricolo e commerciale, mentre un peso di assoluto rilievo è assunto da quelle imprese che svolgono attività non classificabili (14,7%) e da quelle dedite all’edilizia (14,5%), presentando un dato in linea con la tendenza provinciale.

Imprese

Indipendenti imprese

Dipendenti imprese

Addetti imprese

1821

2163

1290

3453

Fonte ISTAT

Nel settore dell’agricoltura, oltre la ridotta dimensione aziendale, si registra la crescente riduzione della superficie agricola catturata principalmente dalle grandi infrastrutture, dagli agglomerati industriali e dall’urbanizzazione; la necessità di riconvertire alcune colture in crisi (per es. il tabacco) e la difficoltà di razionalizzare secondo i segnali del mercato in conseguenza di nuovi vincoli comunitari.

Va evidenziato che questi processi si innestano su di un’area che era, fino a trenta-quaranta anni fa, basata su una cultura ed una tradizione rurale completamente differente da quella prettamente urbana sviluppatasi dal dopoguerra ad oggi. Un territorio, dunque, che aveva una sua precisa connotazione, con una dimensione culturale ed organizzativa legata a spazi condivisi, come le masserie, i cortili, i centri storici dei paesini, i quali garantivano, oltre alla sussistenza quotidiana, la sicurezza dei bambini, il momento di socialità per gli anziani e complessivamente tutta una serie di legami di solidarietà garantiti oltre che dalla struttura urbana anche da un’organizzazione sociale più favorevole all’integrazione.

Ciò nonostante l’area d’intervento esprime ancora un vitalismo produttivo costituito da un insieme di piccole e medie aziende (in parte sommerse), da associazioni culturali, da botteghe che  non hanno smarrito del tutto la loro identità artigianale, con una domanda crescente di servizi, di qualità della pubblica amministrazione, di qualità urbana e di qualità della vita.

Resiste una sfera sociale che stenta ad abbandonare approcci, criteri e modelli di tipo assistenziali così diventa difficile acquisire e praticare modalità, approcci e operatività in linea con le moderne strategie di welfare Comunitario. In alcuni casi, l’Amministrazione Comunale, per assolvere al meglio la domanda di servizi sociali, si avvale il più delle volte della collaborazione di associazioni, enti no-profit, cooperative sociali.

Quindi, si può verificare come uno dei problemi sociali principali sia quello della disgregazione sociale e dell’emarginazione ciò anche perché legato all’assenza di piazzette attrezzate di quartiere, di infrastrutture sociali, di centri culturali d’incontro per i giovani, di spazi di confronto, di scambio e di socializzazione, di laboratori di creazione e fruizione di cultura, di centri di consulenza per il lavoro, di punti dove attingere informazioni, di strumenti e spazi attrezzati per l’alfabetizzazione tecnologica che consentano ai giovani del luogo di essere parte attiva della società dell’informazione, della creazione, della comunicazione e per non essere esclusi dalle opportunità lavorative.

L’assenza di infrastrutture sociali, accompagnata da una carenza di servizi, diventa ancora più grave nei casi in cui si è anche portatori di un disagio personale e non si ha la possibilità di crearsi alternative. I problemi dell’assistenza, dell’accoglienza, della possibilità di integrazione interessano direttamente i portatori di handicap.

E’ facile evidenziare come tali carenze socio-economiche influiscano negativamente sul settore turristico-ricettivo dove si evidenzia la presenza di con 50 posti letto a fronte dei 79 complessi presenti in Provincia che dispongono complessivamente di circa 7.000 posti letto: un numero assolutamente ridotto che colloca questo territorio tra i meno dotati della Regione che conta oltre 88.000 posti letto. Per quanto riguarda gli esercizi turistici complementari, a Santa Maria si non si registrano aziende agrituristiche a fronte degli 89 analoghi esercizi presenti in Provincia che sono in grado di accogliere 6.500 presenze.

In tale contesto economico un ruolo di assoluto rilievo è svolto dalla presenza della Seconda Università di Napoli (SUN) con il Polo universitario di Santa Maria costituito dalla Facoltà di Giurisprudenza e Lettere e Filosofia con il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali.

Attraverso la concessione di Palazzo Melzi e l’acquisizione in uso perpetuo, dell’ex Convento di S. Francesco, provvedendo al riutilizzo immediato dell’ala sud, per il trasferimento della Segreteria, della Presidenza, del Dipartimento e di spazi per gli studenti, tale Polo rafforzerà ulteriormente ma sua presenza sul territorio.

Iscritti A.A. 200/01 per il Polo di Santa Maria C.V.

Corso di Laurea

n. iscritti

Giurisprudenza

4333

Conservazione Beni Culturali

1095

Totale

5428

Fonte SUN

Gli sforzi dell’Ateneo sono volti, comunque, nella direzione di integrare la definizione delle finalità didattiche, i percorsi della ricerca, orientandoli, pur nei diversi ambiti disciplinari, non solo all’approfondimento delle problematiche direttamente o indirettamente connesse allo sviluppo del territorio, ma alla sua messa

in rete. Si tratta di relazionare l’istituzione universitaria, come polo alto della ricerca scientifica, con le altre forze presenti sul territorio (istituzioni locali, associazioni di imprese e lavoratori, centri di ricerca, ordini professionali). Ciò può contribuire a far crescere delle sinergie che siano in grado di potenziare non solo il risultato complessivo di tale sforzo, ma anche a valorizzare le singole Istituzioni ed organizzazioni, togliendole dall’isolamento in cui molte volte versano.

Nonostante lo sforzo considerevole in atto, la dotazione infrastrutturale di questo Ateneo risulta ancora insufficiente, pure se è imminente la realizzazione del Policlinico a Caserta. Per una più intensa e significativa presenza dell’Università nel territorio, occorrono sicuramente strutture meno provvisorie di quelle attuali, non solo con riferimento a quelle destinate alla didattica ed all’alta formazione, ma anche ai laboratori di ricerca.

Programma triennale 2001/03 di sviluppo edilizio del’Ateneo casertano

 

 

in milioni di Lire

Facoltà/immobile

Progetti

Interventi

Ingegnieria-Aversa

 

 

Annunziata

15.000

Restauro

Laboratori

7.000

Realizzazione Aulario

Architettura-Aversa

 

 

S. Lorenzo

35.878

Restauro

Economlia-Capua

 

 

Complesso S. Maria delle Monache

45.782

Restauro

Giurisprudenza-S.Maria C.V.

 

 

Melzi

8.000

Progetto generale

Aulario

10.000

Realizzazione

Amministrazione

1.800

Acq. immobile

Lettere-S.Maria C.V.

 

 

Conv. S. Francesco

36.000

Restauro

Medicina-Napoli

 

 

S. Andrea delle Dame

10.000

Ristrutturazione

S. Patrizia

10.000

Ristrutturazione

Ort. Pediatr.

8.549

Ristrutturazione

Medicina-Caserta

 

 

Chirurgia

15.000

Acq. immobile

Amministrazione

24.000

Acq. immobile

TOTALE

227.009

 

Fonte SU

In ogni caso, il ruolo di decongestionamento dell'Ateneo federiciano assegnato alla SUN, è da ritenere già oggi verificato dall'andamento della popolazione studentesca, pressoché triplicata nei primi cinque anni di funzionamento, col passaggio dai 5.421 iscritti dell'a.a. 91/92 ai circa 15.000 iscritti dell'a.a. 95/96, ed ulteriormente cresciuta nel successivo triennio, fino agli oltre 20.000 studenti dell’a.a. 1998-99.

In virtù dei risultati raggiunti è stato così sviluppato un programma volto alla riscoperta delle “radici” territoriali, per  valorizzare – nei vari ambienti formativi e scientifici dell’Ateneo e con un adeguato progetto di respiro tecnologico – il patrimonio sociale, economico, ambientale, e culturale del territorio su cui insiste la Seconda Università di Napoli. Per quanto riguarda la conoscenza del territorio casertano, notevole è stato l’impegno volto a far emergere l’immenso patrimonio di cultura e di risorse che lo caratterizza ed è evidente che tale recupero potrà diventare produttivo solo attraverso una severa e seria programmazione degli interventi, superando la frammentarietà e soprattutto il concetto di campanile.

Alcune Facoltà, ed in prima linea quella di Lettere e Filosofia, possono considerarsi veri e propri laboratori di input per modelli di sviluppo in cui il patrimonio culturale possa costituire una crescente ricchezza per il territorio. L’obiettivo è quello di contribuire a strategie dove la valorizzazione delle risorse culturali del territorio attivi processi integrati di sviluppo dell’intero sistema locale.

Per quanto riguarda la ricerca, la SUN ha puntato a rafforzare la cooperazione europea, nella convinzione che essa rappresenti la grande strada, data l’ampiezza e quantità delle azioni, la massa di tematiche e soprattutto l’entità delle risorse finanziarie messe a disposizione. C’è inoltre da aggiungere che la collaborazione tra le varie realtà europee può permettere delle interrelazioni più proficue e la costruzione di un vero spazio comune europeo, attraverso il quale poter permettere la valorizzazione ed il trasferimento dei risultati della ricerca e, quello che interessa di più, la mobilità dei giovani ricercatori. Va considerato che questo obiettivo dell’Ateneo è maggiormente giustificato dalla situazione della ricerca in Italia, per la quale gli investimenti viaggiano su un livello da terzo mondo

Con lo stesso atteggiamento sono stati adottati tutti gli strumenti atti a realizzare una sempre maggiore intesa tra le realtà produttive ed il sistema universitario, al fine di convogliare nel bilancio universitario autonomi fondi per la ricerca, vista la sempre maggiore scarsità di risorse pubbliche. Tutto questo con la consapevolezza che il mondo universitario rappresenta, insieme con il settore imprenditoriale e le altre istituzioni, l’attore principale per lo sviluppo economico locale. La ricerca e la formazione universitaria tra l’altro possono svolgere un ruolo primario nel trasferimento delle innovazioni tecnologiche alle piccole e medie imprese.

La presenza delle strutture universitarie sul territorio, può, dunque, risultare paradigmatica non soltanto delle sinergie ricerca – produzione – occupazione, di cui si è detto, ma anche per gli effetti di impatto sull’urbano che possono derivare dalla realizzazione delle strutture universitarie e dalle loro interazioni con la città. Tipiche, in questo senso, potranno risultare gli interventi complementari al Nuovo Policlinico – a realizzarsi presumibilmente con una finanza di progetto pubblico/privata – e gli ipotizzabili interventi sull’intorno urbano della struttura universitario per le finalità di forte interazione funzionale e civile tra la nuova struttura universitaria e sanitaria ed il contesto urbano ed ambientale, in coerenza col principio che valenze ed esternalità dell'opera non possano adeguatamente manifestarsi senza una riqualificazione ambientale ed urbana che in primo luogo investa le aree di più immediata contiguità.

Con la sottoscrizione del protocollo d’intesa del tra la Regione Campania, L'Inail e le sette università della Campania – Federico II, Istituto Orientale, Università Parthenope (ex Navale), Suor Orsola Benincasa, Seconda Università di Napoli, Università di Salerno, Università del Sannio – per la realizzazione di un sistema di residenze universitarie, il ruolo della Facoltà di Economia nel contesto economico di Capua potrebbe essere ancora più significativo.

L’accordo riguarda la realizzazione di 1500 nuovi posti letto nelle città di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno, con un ivestimento pari a circa 100 milioni di Euro che si aggiunge a quelli già avviati a favore delle residenze universitarie di Salerno, Benevento, Baronissi, S.M. Capua Vetere ed Aversa che consentono la realizzazione di ulteriori 1000 posti letto, con un investimento pari a 25 milioni di Euro.

Con tali importanti interventi il sistema universitario della Campania si dota di un supporto strategico alla formazione universitaria in grado di elevare la capacità competitiva e attrattiva del sistema universitario della regione, favorendo la mobilità nazionale ed internazionale. Il modello residenziale adottato prevede l'integrazione alle residenze di spazi aggregativi e culturali che saranno a disposizione anche della cittadinanza, contribuendo in tal modo ad una reale integrazione tra università e città.

1.4  Analisi Swot

Punti di Forza

I punti di forza dell’economia dell’area in oggetto sono individuabili in un numero non limitato di elementi, naturali, culturali e sociali, su cui far leva per favorire il processo di transizione in atto verso un nuovo modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle risorse endogene.

I tre ambiti interessati dal Programma dispongono, infatti, di un notevole e diffuso patrimonio naturale ed ambientale a cui si aggiunge la presenza di un patrimonio storico, architettonico ed archeologico appartenente a differenti epoche, oltre che di un contesto socio–culturale ancora ricco di tradizioni e di testimonianze.

Anche la presenza di capitale umano scolarizzato, può costituire, attraverso una formazione opportunamente finalizzata, elemento di attrazione di investimenti esterni, oltre che fattore di sviluppo per l’imprenditoria locale.

Ma in tutto ciò, risulta fondamentale il ruolo giocato dalla Pubblica Amministrazione locale, caratterizzata da una relativa efficienza delle istituzioni, che hanno maturato un’esperienza di concertazione e cooperazione, tra esse stesse, e con le rappresentazioni degli interessi in campo economico e sociale.

Punti di Debolezza

Il modello di sviluppo preso in esame è caratterizzato da alcuni fattori che condizionano sia la struttura produttiva sia l’assetto territoriale.

In questo, la dotazione infrastrutturale, tuttora quantitativamente e qualitativamente inadeguata, rappresenta una vera e propria strozzatura allo sviluppo: in particolare, la categoria dei trasporti e della mobilità urbana, soprattutto in rapporto all’impatto ambientale, costituisce la criticità di maggior rilievo.

Nonostante la presenza di rilevanti emergenze storiche, monumentali ed archeologiche, risulta ancora carente il sistema dell’offerta di servizi culturali e del tutto assente la messa in rete di questo patrimonio.

Accanto a queste, altre fragilità strutturali ed infrastrutturali connotano il sistema produttivo, ed in particolare:

-        il basso livello di innovazione tecnologica nel settore produttivo in generale  ed in quello dei settori dei servizi ambientali e sociali in particolare;

-        la debolezza del sistema dei servizi alle imprese, sia sotto il  profilo della domanda, che dell’offerta;

-        la presenza di infrastrutture di base che necessitano di ampliamento, completamento e miglioramento per consentire una migliore allocazione delle unità produttive;

-        l’assoluta carenza di un sistema di trasporto pubblico alternativo ed intermodale.

Non risulta, altresì, adeguatamente supportato da un livello di servizi strategici per l’occupazione e le pari opportunità, e da un sistema di formazione professionale qualitativamente elevato, o da un marketing efficace delle professionalità appetibili e promettenti.

Sussiste, infine, un basso livello di integrazione delle reti telematiche ed un’insufficiente accessibilità ai prodotti o servizi dell’information technology associata, quest’ultima, ad una modesta conoscenza delle potenzialità della società dell’informazione sia nel sistema produttivo sia a livello di Pubblica Amministrazione.

Opportunità

Santa Maria, a livello cittadino e di contesto comprensoriale, si candida a pieno titolo ad intercettare i flussi turistici in crescita dei mercati  nazionali ed europei, per un’offerta di modelli turistici alternativi ed ecocompatibili, legati all’agriturismo, al turismo verde ed al turismo culturale.

Tale opportunità riguarda in particolare l’area d’intervento del Programma a patto che in essa migliori la qualità della vita e la dotazione infrastrutturale.

Va segnalata, infatti, la crescita del numero di visitatori annui all’Anfiteatro, in grado di esercitare una notevole forza di attrazione e la disponibilità di un grande patrimonio di edifici di valore architettonico ed archeologico di proprietà comunale (teatro Garibaldi) e degli Enti pubblici (Sovrintendenza).          

Presenza della Seconda Università degli Studi di Napoli con uno specifico Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali può rappresentare un importante riferimento per l’integrazione delle risorse disponibili con il sistema produttivo.

Rischi

Le modificazioni recenti ed in atto nella struttura produttiva, se hanno fatto emergere dei localismi interessanti, hanno al tempo stesso concorso a differenziare più nettamente la geografia intima della Città. Ai divari territoriali, già influenzati dalla morfologica del territorio e dalle spinte gravitazionali, si sono infatti aggiunti quelli prodotti dalle differenti velocità di modificazioni del tessuto socio-economico: fenomeni esogeni ed endogeni di imprenditorialità hanno accelerato, in alcuni spazi più che in altri, la formazione di un tessuto imprenditoriale più aperto e competitivo e la qualificazione di una forza  lavoro più flessibile ed organizzata.

Ne consegue che la struttura territoriale dell’area d’intervento, per le sue carenze e i suoi disservizi, non agevola la modernizzazione dell’apparato produttivo nel suo complesso: la città è ben lontana dal costituire una rete urbana. Anche le infrastrutture non costituiscono, né quantitativamente né qualitativamente, una rete, con ripercussioni evidentemente negative sulla sicurezza e su livelli di mobilità

OPPORTUNITA’

RISCHI

Crescente inserimento di Santa Maria C. V. nei circuiti nazionali ed internazionali del turismo, con particolare riferimento ai settori dell’arte e dell’archeologia

Forte crescita socio – economica per gli ambiti a ridosso del Parco Archeologico (più di 10.000  visitatori  all’anno), in grado di esercitare una notevole forza di attrazione

Disponibilità di un grande patrimonio di edifici di valore architettonico ed archeologico di proprietà comunale (teatro Garibaldi) e degli Enti pubblici (Sovrintendenza).          

Presenza della Seconda Università degli Studi di Napoli da valorizzare ai fini dell’integrazione con il sistema produttivo.

Aumento della domanda non soddisfatta di servizi culturali e per il tempo libero.

Stato di degrado e perdita di porzioni del  patrimonio.

Permanenza di situazioni di degrado e di abusivismo edilizio che contribuiscono alla perdita di porzioni del patrimonio.

Insufficiente crescita del terziario.

Modesti effetti economici della presenza turistica legata alla fruizione delle risorse culturali.

Scarsa partecipazione dei privati al ciclo di conservazione, valorizzazione, restauro e gestione dei beni culturali.

Inadeguata risposta della P.A. rispetto allo sviluppo di politiche innovative nella gestione dei Beni Culturali.

FORZA

DEBOLEZZA

Disponibilità di risorse diffuse nel comune, con siti e beni culturali, storici, archeologici e paesistici di rilievo nazionale e, in taluni casi, internazionale, in grado di favorire lo sviluppo di filiere produttive e turistiche.

Disponibilità di rilevanti quote di patrimonio culturale ancora valorizzabili (Parco e Museo Archeologico).

Disponibilità di potenziale umano da valorizzare.

Adeguate reti di accesso e di trasporto (F.S., Alifana, Autostrada).

Esistenza nel comune, di altre importanti risorse naturali, culturali, artigianali, da valorizzare e sviluppare in sinergia con i beni culturali.

Presenza di istituzioni culturali e scientifiche di rilievo (Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali)

Stato di relativo abbandono di ampi segmenti del patrimonio storico-culturale.

Presenza di monumenti e siti archeologici isolati e non adeguatamente  pubblicizzati (Mitreo).

Debolezza quantitativa e qualitativa del sistema di offerta dei servizi.

Assenza di itinerari di visita relazionati ed integrati con il sistema economico locale.

Non adeguata convinzione da parte dei cittadini delle importanti opportunità di sviluppo e di lavoro attraverso il patrimonio dei BB.CC.

Scarsa ricettività, di adeguato livello quantitativo e qualitativo, nel settore della ospitalità di gruppi e della convegnistica.

Scarsa promozione del patrimonio turistico sui mercati nazionali e internazionali.

L’area d’intervento, pur denotando notevoli omogeneità socio–economiche, con la Città, si caratterizza per una condizione di degrado dovuta all’incidenza di determinati fattori.

Dal punto di vista infrastrutturale, l’area risulta priva delle necessarie connessioni con il contesto urbano. Nonostante siano stati previsti all’interno dell’Accordo di Programma Quadro ingenti risorse per la valorizazione dell’Anfiteatro, il sito non è dotato di un collegamento diretto con le principali linee di trasporto pubblico né risulta dotato di un parcheggio pertinenziale in grado di accogliere e distribuire i flussi turistici. D’altra parte, la previsione del nodo intermodale della stazione Alifana di Santa Maria non è, infatti, accompagnata da misure volte ad integrare le modalità di trasporto previste con la rete urbana e, quindi, con le principali risorse culturali e scientifiche della Città.

Analogamente, sono assenti reti di cooperazione tra le diverse realtà scientifiche, culturali, economiche e produttive che, nonostante la presenza di Enti ed Istituzioni di assoluto rilievo, non hanno portato alla formazione di solide partnership per sostenere lo sviluppo locale rivolto, in particolare, alla promozione del settore turistico. Le strutture ricettive appaiono insufficienti, per dimensione e categoria, a fronteggiare i flussi attivabili attraverso un’incremento dell’offerta culturale, così come appare scarsa l’offerta di servizi turistici complementari e ridotto il numero di addetti nel settore. Risulta, inoltre, scarsa la capacità di accoglienza delle strutture ricettive extralberghiere.

Tali fattori non possono non influire sulle condizioni dell’ambiente urbano. La scarsa presenza di aree attrezzate, l’inadeguata illuminazione pubblica, l’assenza di percorsi ciclo-pedonali protetti, la forte presenza di barriere architettoniche, il degrado in cui versano molti prestigiosi palazzi e monumenti, rendono sicuramente poco apprezzabili le straordinarie qualità del Centro Storico.

I caratteri architettonici del tessuto urbano risultano molto degradati così come sono appena percepibili le qualità delle risorse ambientali, un tempo rappresentate fondamentalmente dal rapporto tra Monti tifatini, orti urbani e aree agricole.

 
     


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A cura dell'Unità Operativa Informatizzazione ed Innovazione Tecnologica

del  Comune di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)