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Museo
archeologico
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In via Roberto D'Angiò, grazie alla collaborazione di tantissimi studiosi e all'interessamento della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, che hanno appositamente restaurati i locali delle edificio chiamato comu-nemente "Torre di S. Erasmo" (vecchia sede per lo stallaggio borbonico per l'allevamento dei cavalli per l'esercito), passato all'amministrazione dei Beni Culturali, è allestito il Museo Archeologico dell'antica Capua.
L'importanza del museo a legata, oltre che alla quantità e qualità dei materiali esposti, ai criteri che ne hanno indirizzato l'allestimento: ordine crono-logico nella presentazione degli oggetti, conservazione del contesto di scavo, ampia spiegazione dell'ambito storico in cui tali materiali sono stati prodotti, completa didascalizzazione di tutto quanto esposto. Queste carat-teristiche lo diversificano profondamente dall'ottocentesco Museo Provin-ciale Campano, sito nel comune di Capua, in cui gli oggetti furono sistemati per categorie di materiali secondo i metodi classificatori dell'epoca, senza alcuna didascalia o tabella esplicativa.
Il Museo è articolato in varie sale con in ognuna di esse delle vetrine che, attraverso panelli esplicativi, raccontano la storia della città e descrivono i vari materiali esposti. A tale proposito, riporto passo passo la presentazio-ne del Museo, scritta proprio dal Direttore Archeologo: Valeria Sampaolo.
"Dopo una presentazione, attraverso pannelli, della storia dell'edificio, di quella della città antica a delle ipotesi relative al suo sviluppo urbano, nella vetrina 1 si osservano le testimonianze del periodo di piu antica frequen-tazione del territorio campano (IV-III millennio a.C.) a di quello capuano (XIV-X secolo a.C.) Al X-IX secolo appartengono i corredi esposti nella vetrina 2, particolarmente importanti
perché attestano l'appartenenza di Capua alla cultura villanoviana, che adottava il rito dell'incinerazione con la deposizione delle ossa combuste in olle o recipienti biconici di impasto decorati con incisioni a pettine, coperti da una ciotola capovolta e accompagnati da oggetti di ornamento personale, come fibule (gli spilloni che normalmente tenevano i lembi dell'abito), anelli, orecchini e, nel caso delle sepolture maschili, rasoi o armi.
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Nella seconda meta del IX secolo, compaiono oggetti di importazione dalla Grecia o dal mondo grecizzato (in particolare da Ischia, l'antica Pithecusa), che si distinguono per l'uso di argilla depurata lavorata al tornio veloce a decorata con motivi geometrici dipinti con estrema accuratezza (tomba 800 vetrina 2, tomba 248 vetrina 3).Nei decenni successivi si trovano an-che oggetti che testimoniano i contatti con il mondo danubiano, dal quale veniva importata l'ambra, come le fibule di bronzo con uccelli acquatici o l'omino sulla barca con estremità terminanti a testa di uccello (vetrine 3, 5, 6).
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Straordinarie per dimensioni e complessità di composizione sono le fibule della tomba 365 (vetrina 6), più antica di circa venti anni della tomba 722 (vetrina 7), nella quale troviamo, assieme ad una coppa d'argento, una serie di capeduncole (tazze attingitoio con alta ansa traforata), una patera bac-cellata che imita in impasto forme metalliche, una bambolina d'osso e nu-merosi elementi decorativi dell'abito, oltre ai consueti recipienti di impasto a di ceramica fine. Nelle vetrine 8-12 vediamo i corredi del periodo orientalizzante antico a medio (725-640 a.C.), in cui numerosi sono i piatti per il consumo della carne e i servizi per bere (oinochoai e kotylai), sia di produzione locale, sia di importazione.
Con la IV sala giungiamo al periodo di massima affermazione dell'elemento etrusco, cui si deve la produzione del bucchero, una ceramica che duran-te la cottura assumeva un omogeneo colore nero anche all'interno e che nelle forme imita, inizialmente, recipienti metallici. Notevole, tra gli altri, la grande oinochoe con ansa a rotelle, decorata sul ventre con una proces-sione di cinghiale, cavallo e toro (vetrina 14), eseguita a graffito, come graffiti sono i motivi a fiore di loto dell'anforetta che esibisce, sopra le an-se a nastro, due felini accosciati (vetrina 15). Si diffonde la ceramica figurata di importazione corinzia (i crateri delle vetrine 13 e 16) e di produzione etrusco-corinzia (vetrine 16 e 19), con motivi di animali reali e di esseri fantastici, dipinti in bruno e rosso-violaceo, alternati a rosette a corolle.
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Gli intensi contatti di Capua con il mondo greco sono ancora dimostrati dal notevole corredo della tomba 1426. Nel contenitore cubico di tufo, con copertura a spioventi, si trovava il cratere di bronzo con le anse terminanti in serpenti trattenuti da una mano, sul quale era capovolto il grande bacino con anse mobili. I due pezzi, perfettamente conservati in quanto inseriti nel dado di tufo, sono di produzione laconica, al pari delle grandi brocche per l'acqua della tomba 1505, mentre forse corinzie sono le anse con animali della stessa a tomba (vetrina 19).
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Nelle seguenti vetrine 20 a 21 sono esposti i frammenti di oggetti ceramici di uso quotidiano, rinvenuti nel corso dello scavo di una fornace nella quale, nella stessa epoca etrusca, si producevano tegole per tetti. Segue poi un'esemplificazione della vastissima produzione di terrecotte architettoniche e votive di diverse dimensioni, risalenti ad un arco di tempo che va dal VI al II sec. a.C.
Con la VII sala si riprende il percorso cronologico ancora attraverso la presentazione di corredi tombali del VI e V sec. a.C. Si notano, tra i materiali di questa sala, il cratere di bucchero utilizzato come ossuario nella tomba 994 (vetrina 24), i vasi a figure nere (vetrina 25) e quelli a figure rosse di produzione attica (vetrina 27), in particolare lo stamnos con la scena dell'uccisione di Memnon, assistito dalla madre Eos, ad opera di Achille a quello con la scena di offerte in onore di Dionisio Lenaios.
Si passa poi ai materiali del IV-III sec. a.C., quando le popolazioni sanniti-che soppiantarono del tutto l'elemento etrusco, restituiti dalle tombe a cas-sa di tufo, con decorazione interna dipinta. Nei corredi viene costantemen-te sottolineata la vocazione guerriera del defunto, attraverso il cinturone di bronzo e un'arma (spada, punta di lancia, etc.); nei corredi femminili, assieme alla ceramica a vernice nera o figure rosse, comune anche a quelli maschili, si sono trovati oggetti d'oro come la collana a pendenti con testine di sileno, le fibule e l'anello della tomba 9 da ponte San Prisco. Si presenta la ricostruzione di una tomba a camera dipinta, scoperta nel 1853, non recuperata ma documentata attraverso il ricalco ad acquerello della decorazione interna, che mostra un sacerdote accolto nell'aldilà tra canti e danze di fanciulle.
Sin dal corso delle guerre sannitiche a dopo la loro conclusione, Capua era rimasta fedele alleata di Roma, ma dopo la sconfitta di Canne nel 216, il partito popolare sostenne l'alleanza con Annibale al cui esercito fu data ospitalità ed approvvigionamento durante i quasi due anni di scorribande che l'esercito cartaginese eseguì contro le forti città della Campania per minare la resistenza romana. Dopo la definitiva vittoria romana, Capua pagò pesantemente la sua defezione e fu privata di qualsiasi diritto civile, il fertilissimo territorio le venne espropriato, trasformato in ager publicus e nel 173 suddiviso in regolari centurie; l'ordinaria amministrazione venne affidata ai magistri campani, al quali si deve la costruzione anche di edifici di grandi dimensioni, come il teatro ricordato nelle iscrizioni esposte. La vita dunque, nonostante tutto, continuò prospera: i capuani rientrarono ben presto in possesso dei loro terreni, tanto che nel 130 una commissione composta dai tresviri agris iudicandis adsignandis Caio Gracco, Appio Claudio a Licinio Crasso revisionò la delimitazione del terreni pubblici.
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Testimonianza di questa operazione a il cippo (esposto al centro della sala IX) che reca inciso il loro nome e che fu trovato a S. Angelo in Formis, in corrispondenza di uno degli incroci principali della centuriazione.
In quel periodo a nei decenni successivi, continuò la produzione di profumi per i quali Capua fu celebre nell'età antica (famosi erano quelli di rose), contenuti nei balsamari (vetrina 32) dalla forma affusolata e dalle diverse misure, in uno dei quali e stato trovato un frammento di lana intriso di olii vegetali, necessari appunto alla preparazione dei profumi.
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Alcune stele
funerarie mostrano i tipi di monumenti eretti a indicare il
luogo di sepoltura dell'olla con le ossa combuste.
L'ultima sala, destinata ad
essere spostata con l'ampliamento del museo, mostra i materiali
dal piu famosi santuari capuani: quello di Diana Tifatina, sul
quale poi a sorta la basilica benedettina di S. Angelo in Formis
(vetrina 33), a quello del fondo Patturelli, nel comune di Curti,
gia ampiamente esplorato nell'Ottocento a recentemente
ritrovato: oltre ad una nuova, piccola statua in tufo di madre
in trono con il bambino in fasce ed al frammento di un torso di
sfinge accosciata, ha restituito migliaia di terrecotte
architettoniche e votive, delle quali è rappresentata nelle
vetrine 34-36 solo una piccola campionatura.
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