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Duomo
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Percorrendo via Mazzocchi, dopo essersi lasciati alle spalle piazza Mazzini, si giunge in piazza Matteotti dove si affaccia la Basilica di Santa Maria Maggiore, il monumento eponimo della città, una testimonianza preziosissima dei primi secoli della Cristianità. La narrazione storica, non avvalorata da dati di fatto ma dalla plausibilità delle ricerche, vuole che la chiesa sia stata edificata da San Simmaco Vescovo nel 432, dopo che il patrono della città sammaritana aveva partecipato al Concilio di Efeso, che aveva proclamato Maria come Madre di Dio. Nel luogo dove sorgevano le grotte di San Prisco, primo vescovo della Chiesa di Capua, fu eretta la basilica. L'identificazione del Simmaco fondatore della chiesa è controversa; non tutti accettano la datazione del 432 e preferiscono spostare la data di costruzione al X secolo, sempre ad opera di un vescovo di nome Simmaco. La basilica costantiniana - l'attuale chiesa di San Pietro - venne presto soppiantata nella devozione degli abitanti dalla nuova e più imponente costruzione. |
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Originariamente ad una navata, fu ampliata nel 787 dal principe longobardo Arechi 11, in seguito ad un trattato di pace stipulato, proprio nell'edificio sacro, con il re dei Franchi Carlo Magno.In relazione a questo celebre avvenimento storico sorse il racconto leggendario sull'antica denominazione della chiesa: Santa Maria Suricorum.La storia ? certamente di fantasia ma comunque ricca di suggestione ?
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narra che un principe, affetto da lebbra e proveniente da un paese lontano dell'Oriente, si fosse fermato a dormire nella chiesa, stanco per il lungo viaggio che avrebbe dovuto portarlo alle Terme di Baia. Accampato lungo una parete laterale dell'edificio sacro, il giovane nobile, che alcuni vogliono bizantino, sognò che alcuni topolini gli stavano leccando le piaghe purulente. All'indomani, miracolosamente guarito, volle ringraziare la Madonna, ampliando la costruzione e rendendola più bella. Al di là della leggenda, molti studiosi hanno avanzato ipotesi sulla denominazione della chiesa. Morelli, Pratilli, Pasquale, Monaco, Mazzocchi, solo per citarne alcuni, hanno suggerito alcune interpretazioni, ma è da notare il recente studio, compiuto dal Bova, che vuole il termine Suricorum legato al sostantivo Siria, con evidente riferimento all'area geografica mediorientale. Tornando alla storia della costruzione, nel XVII secolo (1666) il cardinale Bellarmino, a spese del nobile Decio del Balzo, volle ulteriormente ampliare la chiesa. I lavori più ingenti, però, furono eseguiti nel secolo successivo, quando gli ingegneri Vecchioni e di Blasio ristrutturarono radicalmente la chiesa, dandole l'aspetto che, più o meno, conserva tuttora. Nei lavori compiuti tra il 1742 ed il 1786, andarono persi i mosaici dell'abside, che - con quelli della Basilica di San Prisco e Santa Matrona - rappresentavano la più ampia superficie musiva protocristiana dell'intera Campania.
La facciata dell'edificio presenta tre portali, con il centrale molto più ampio di quelli laterali. L'entrata maggiore è racchiusa tra quattro colonne schiacciate. Sul portale marmoreo, una decorazione raffigura due angeli che sorreggono ún'insegna episcopale. Il finestrone centrale è stato recentemente decorato con vetrate policrome, raffiguranti la Madonna Assunta in Cielo, ed anche la statua della Vergine, colpita da un fulmine nel 1995, è stata restaurata e posta nella nicchia in cima alla facciata stessa. La struttura non regolare della piazza non offre un equilibrio armonico alla costruzione, che appare più ariosa dal lato del campanile e del Monumento ai Caduti, mentre risulta, dal lato opposto, schiacciata lateralmente da palazzo Melzi (dall'Ottocento sede del Tribunale ed oggi sede della Seconda Università degli Studi di Napoli). I1 campanile fu costruito dopo il 1872 ed ha una pianta quadrata. Sorto sull'antica torre campanaria, è poggiato su una base di travertino ed è scandito da tre piani decrescenti con finestre su tutti i lati. Il campanile è al centro dei festeggiamenti del 15 agosto, quando ne viene simulato l'incendio nel contesto della Festa per la Vergine Assunta in Cielo.
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L'interno della chiesa è a cinque navate, scandito da 51 colonne antiche di varia fattura e diverso materiale. Tutte sormontate da capitelli corinzi, alcune si distinguono per essere scanalate o tortili. Quelle della navata centrale sono più alte ed in marmo rosa, mentre le due che sorreggono l'organo provengono dal Duomo di Nola.
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I numerosi templi ed edifici pubblici di Capua Antica sono certamente la fonte da cui provengono le altre colonne, talvolta decorate da fregi pittorici, in alcuni casi addirittura datate. Gli studiosi hanno dato risalto all'ampiezza della costruzione ed ai giochi prospettici creati dal numero considerevole di colonne. Ad ampliare ulteriormente la base dell'edificio contribuiscono le tante cappelle laterali. Entrando sulla sinistra si susseguono varie cappelle, diverse sia per struttura che per foggia architettonica. Dopo la porta di accesso alla Congregazione del Corpo di Cristo, sormontata da una tela raffigurante appunto i membri della Congrega in atto di adorazione, si incontra un altare laterale di notevoli dimensioni. Circondato da un basso transetto, con due aperture laterali ed una frontale, presenta tre tele raffiguranti San Simmaco, la Vergine e l'Addolorata. Immediatamente adiacente è la Cappella della Arciconfraternita delle Sommate di San Francesco di Assisi.
Di pregevolissima fattura, l'attigua immagine della Madonna del Buon Consiglio, non in una cappella, ma con un altarino poco sporgente dalla parete. Va, poi, sottolineata la Cappella di Santa Maria Suricorum o, secondo la terminologia popolare, dei Surechi o, ancora, dei Suricilli. Culminante in una ricca cupola, con finestrelle scandite da otto lesene doppie rinascimentali, è arricchita da vivaci decorazioni, stucchi ed altorilievi. Eretta, presumibilmente, su due preesistenti cappelle, quelle di San Michele e San Martino, ha una pianta quadrata e presenta una ricchissima balaustra, realizzata in marmi policromi dal maestro carrarese Marasi. Sulla stessa sono raffigurati, naturalmente, dei topolini, cui sono stati orbati gli occhi realizzati probabilmente con pietre preziose.
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Ancora di seguito la Cappella del Santissimo Nome di Gesù, dall'interno spoglio e poco luminoso. Sempre sul lato sinistro, in fondo, sorge la Cappella della Morte: costruita nel 1629, doveva costituire un corpo autonomo rispetto alla chiesa. La sua funzione di sede della Congrega della Morte le ha dato il nome di Monte dei Morti. Da notare il vestibolo molto ricco ed all' interno l'altare di marmo policromo ed una tela raffigurante la Deposizione di Cristo, opera del De Mura. Immediatamente attigua, la Cappella di San Giuseppe, preceduta, sulla parete destra, da una tavola raffigurante le apparizioni miracolose della Madonna ed una tela dell'Adorazione. Spostandosi lungo la navata destra, meno ricca rispetto all'opposta, si incontra, di lato alla porta laterale di ingresso, il fonte battesimale, di marmo, con un pozzetto dello stesso materiale, che presenta un caratteristico cancelletto innanzi, con in alto una tela del Battesimo di Cristo.
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Di seguito, una serie di altari e cappelle scandiscono la parete della navata, asimmetrica rispetto all'altra. Dopo la porta della sagrestia, sormontata da un Crocifisso, c'è un altare dedicato a S. Antonio Abate, quindi quello di S. Anna con una Madonna bambina. La Cappella dell'Immacolata precede gli altari di S. Vincenzo Ferreri e di Santa Caterina da Siena. Più nota per l'aspetto religioso che per quello artistico, la Cappella dell'Assunta in Cielo deve la sua fama presso i fedeli alla statua della Vergine che vi è custodita e per le circostanze ?l'epidemia di colera del 1854 ? che ne favorirono l'elevazione.
Di non eccelsa fattura, il simulacro della Madonna è segno continuo della religiosità dei fedeli sammaritani. L'altare dedicato a Santa Lucia precede immediatamente la Cappella del Santissimo, risalente agli inizi del secolo scorso. L'elegante tabernacolo, di fattura cinquecentesca, fu inglobato nella più moderna costruzione. Notevole la finestra laterale di pregevole armonicità. Superato l'altare di S. Antonio da Padova si accede alla Cappella della Madonna di Lourdes, dove è, per l'appunto, illustrata l'apparizione della Vergine a Bernadette. L'altare di Santa Teresa del Bambino Gesù precede, a sua volta, la Cappella di San Simmaco, vescovo e patrono della città. L'ultimo altare della navata destra è dedicato a S. Nicola di Bari ed è immediatamente attiguo ad un altare laterale di notevoli dimensioni, con un tabernacolo, inserito in un bassorilievo. Nella navata centrale, sulla sinistra, si trova il busto di Alessio Simmaco Mazzocchi, illustre studioso e storico sammaritano. La zona dell'abside, più volte rimaneggiata nel corso degli anni, ha perso presumibilmente le caratteristiche primitive. Superato lo spazio del transetto, sulle due pareti esterne dell'abside si trovano due grandi tele: a sinistra, una raffigura l'Adorazione; a destra, l'altra raffigura Sant'Anna e la Vergine Maria. L'altare, di foggia moderna, si pone in una buona luce prospettica rispetto alle cinque navate. Nella navata immediatamente a destra di quella centrale è visibile il busto del protettore di Santa Maria Capua Vetere, San Simmaco, opera del Ricca. Per chiudere vanno ricordati i sotterranei solo parzialmente visitabili, in cui sono sepolti canonici e cittadini illustri di Santa Maria Capua Vetere. Molto più estesa è la zona non accessibile, in cui - si racconta - sarebbe conservato il corpo di San Simmaco vescovo, fondatore della chiesa.
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