sandro pangione

cenni storici

   
       
       
     
       
 

All'alba della preistoria della Campania, ai margini nord-orientali della vasta e fertilissima pianura solcata dal Volturno e dal Clanis, sorgevano piccoli villaggi,abitati con ogni probabilità da un ramo di quelle stirpi indoeuropee designate dagli storici come latino-sicule, calate in Italia nell'età del bronzo,vale a dire gli Opici di cui parla la tradizione. Tra il IX e l'VIII sec. a.C.; si registrano due eventi di portata eccezionale per lo sviluppo della chora indigena: le prime frequentazioni degli Etruschi e la colonizzazione greca. Prende avvio così quel sincretismo culturale che porterà alla formazione dell'ethnos campano, cominciandosi ormai a delineare le strutture materiali e spirituali su cui si articolerà l'organizzazione politica, economica e sociale della Campania storica.

 
     
 

Ma, mentre i Greci si limitavano ad influenzare le popolazioni preesistenti con la loro evoluta civiltà, gli Etruschi miravano ad insediarsi in modo stabile nella zona, fondando città ed esercitando una vera e propria egemonia politica.In questo contesto si pone la fondazione di Capua, attribuita concordemente agli Etruschi ma, quanto all'epoca, la tradizione ha riferito due date distantissime (800 e 471 a.C.), di cui la prima ha ricevuto conferma dalle scoperte archeologiche; tuttavia, non si può escludere che il processo di urbanizzazione sia stato lungo o che ci sia stata una rifondazione etrusca intorno al VII-VI sec., alla quale risalirebbero l'impianto urbano, la cinta muraria, il nome, l'organizzazione politica, economica e religiosa.

 
     
 

Al dominio etrusco posero termine i Sanniti, popolazione del ramo umbro-osco-sabellico proveniente dalle zone interne della regione, che conquistarono o, per meglio dire, invasero la città riducendola in loro potere tra il 438 e il 424 a.C. Coinvolta nelle guerre sannitiche (343-295 a.C.), la città finì per entrare nel sistema politico romano e, anche se le fu accordata la civitas sine suffragio, tentò in più occasioni di staccarsi da Roma, in maniera clamorosa durante la seconda guerra punica, quando dopo Canne (216 a.C.) accolse Annibale vincitore e ne sposò la causa, nella convinzione che la sua vittoria le avrebbe assicurato l'egemonia sull'Italia centromeridionale. Tuttavia, il mancato successo di Annibale trascinò nella rovina anche Capua che, riconquistata dai Romani dopo un lungo e drammatico assedio (211 a.C.), fu punita con la riduzione a prefettura e con l'incameramento nel demanio di gran parte del suo ager. Nel 73 a.C. da essi partì , capeggiata da Spartaco, la guerra servile e nel 59 a.C. Giulio Cesare vi dedusse una colonia. Sotto Augusto, assunse il titolo di Colonia Julia Augusta Felix e, per tutto il periodo imperiale, fu benvoluta dai principi, specie da Adriano, che la riportò all'antico splendore, e da Costantino, che vi fece edificare la prima basilica cristiana (320 d.C.). A quei tempi aveva una cinta muraria di 9 Km. (in cui si aprivano almeno quattro porte), due fori, due teatri, un maestoso anfiteatro, un circo, vari impianti termali, un campidoglio e numerosi templi, di cui due extraurbani, i santuari della Magna Mater e di Diana Tifatina. Ancora nel IV sec. d.C., per prosperità economica, per numero di abitanti e per sontuosità di edifici, Ausonio la dice terza città d'italia e ottava di tutto l'Impero. Esposta agli assalti dei barbari, fu devastata da Alarico (410) e da Genserico (455) e conquistata da Odoacre (476) e da Teodorico (493); dopo una breve parentesi di restaurazione imperiale sotto Giustiniano (553), la città cadde in potere dei Longobardi (594), divenendo sede di contea alle dipendenze del ducato di Benevento e la sua storia si snoda per circa tre secoli una serie interminabile di lotte, congiure, devastazioni

 
     
 

Nel corso di una di queste lotte, scatenatasi per la successione del ducato di Benevento, una banda di saraceni, assoldata da Radelchi e comandata dal berbero Halfun, saccheggiò e distrusse Capua (841), costringendo la maggioranza dei cittadini a trasferirsi col nome e con le insegne a Casilinum dove fortificato quel porto fluviale, utilizzando materiali dell'antica, fondarono la nuova Capua.
Sul sito della città emula di Roma, si andarono lentamente ricostruendo intorno alle basiliche cristiane, vari casali alle dipendenze di Capua che, rifioriti nel corso dei secoli a nuova vita, presero i nomi di S. Maria Maggiore, S. Pietro in Corpo, S. Erasmo in Capitolio; ad essi, più tardi, si aggiunse S. Andrea dei Lagni. Ai Longobardi subentrarono prima i Normanni (1134), poi gli Svevi (1195) e gli Angioini (1268). Particolare importanza acquistò, sotto questa dinastia, il casale di S. Maria Maggiore, che incorporò quello di S. Erasmo, prediletto dal re Roberto, nato appunto nella residenza reale estiva della Torre. Gli Aragonesi ebbero notevole interesse per detto casale, mossi dalla devozione per la Vergine, venerata nella più maestosa basilica della città, fondata da Simmaco nel V secolo.Dopo un periodo alquanto oscuro, corrispondente alla dominazione ispano-asburgica (1516-1738), con l'avvento dei Borbone, la città trasse beneficio dalla costruzione della monumentale reggia di Caserta, che le conferì rilevanza strategica e logistica. Infatti, essa fu scelta come piazzaforte militare a difesa del settore ovest della progettata area di sviluppo su cui insisteva la grandiosa opera vanvitelliana e, di riflesso, richiamò viaggiatori italiani e stranieri i quali, oltre alla residenza regale, visitavano anche le preziose rovine dell'antica città campana, ormai designata S. Maria di Capua, nella quale i primi scavi archeologici mettevano in luce preziosi reperti. All'inizio dell'Ottocento, Giuseppe Bonaparte la designò intendenza e Gioacchino Murat vi fissò la sede dei tribunali (1808). La sua adesione agli ideali liberali culminò nel 1860, quando accolse esultante le truppe garibaldine alla vigilia della battaglia del Volturno, che sancì il riscatto del Mezzogiorno e consentì l'unificazione politica della Penisola. Nel periodo postunitario, assunto il nome attuale, visse in un clima di tranquillità e di floridezza economica grazie alla laboriosità della sua popolazione ed alla competenza dei suoi amministratori.

 
     
 

Trascorsa l'età umbertina tra dispute dotte, illusioni e delusioni, il nuovo secolo vide la nascita a S. Maria del primo circolo socialista della provincia fondato dall'avv. Antonio Indaco, nonché l'inizio di un lungo periodo di lotte operaie fino allo scoppio della grande guerra, nella quale caddero circa trecento samaritani. L'agognata vittoria non mise fine alle lotte politico-sociali, che sfociarono nell'avvento al potere del fascismo, durante il quale S. Maria fu retta dal podestà Pasquale Fratta, amministratore da tutti apprezzato per dirittura morale e competenza. La seconda guerra mondiale, infine, che costò alla città lutti e rovine, non mancò di far rifulgere nobili esempi di sacrificio e di eroismo da una parte e dall'altra, come quelli di Roberto Salvi, Vito Romano, Armando Mastroianni.
Negli anni del dopoguerra la città ha avuto uno sviluppo non dissimile da quello di altri centri medio-piccoli del Meridione, alquanto caotico e talora grossolano, ma ha conservato un discreto fascino per le testimonianze del suo passato, visibili nei resti dell'anfiteatro campano e dell'arco di Adriano, nel mitreo, nella basilica di S. Maria Maggiore, nei monumenti ai caduti, nelle piazze e nelle vie, che al grande archeologo Amedeo Maturi, intorno agli anni Cinquanta, ricordavano, per la loro stupefacente simmetria e vitalità, la storia trimillenaria della città, planissimo in loco esplicata

 
     
     
     
museo dei gladiatori
i giochi dei gladiatori
Spartaco (Spartacus)
 
vasca
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
       

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