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All'alba della
preistoria della Campania, ai margini nord-orientali della vasta
e fertilissima pianura solcata dal Volturno e dal Clanis,
sorgevano piccoli villaggi,abitati con ogni probabilità da un
ramo di quelle stirpi indoeuropee designate dagli storici come
latino-sicule, calate in Italia nell'età del bronzo,vale a dire
gli Opici di cui parla la tradizione. Tra il IX e l'VIII sec.
a.C.; si registrano due eventi di portata eccezionale per lo
sviluppo della chora indigena: le prime frequentazioni degli
Etruschi e la colonizzazione greca. Prende avvio così quel
sincretismo culturale che porterà alla formazione dell'ethnos
campano, cominciandosi ormai a delineare le strutture materiali
e spirituali su cui si articolerà l'organizzazione politica,
economica e sociale della Campania storica. |
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Ma,
mentre i Greci si limitavano ad influenzare le
popolazioni preesistenti con la loro evoluta civiltà,
gli Etruschi miravano ad insediarsi in modo stabile
nella zona, fondando città ed esercitando una vera e
propria egemonia politica.In questo contesto si pone la
fondazione di Capua, attribuita concordemente agli
Etruschi ma, quanto all'epoca, la tradizione ha riferito
due date distantissime (800 e 471 a.C.), di cui la prima
ha ricevuto conferma dalle scoperte archeologiche;
tuttavia, non si può escludere che il processo di
urbanizzazione sia stato lungo o che ci sia stata una
rifondazione etrusca intorno al VII-VI sec., alla quale
risalirebbero l'impianto urbano, la cinta muraria, il
nome, l'organizzazione politica, economica e religiosa. |
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Al dominio
etrusco posero termine i Sanniti, popolazione del ramo
umbro-osco-sabellico proveniente dalle zone interne della
regione, che conquistarono o, per meglio dire, invasero la città
riducendola in loro potere tra il 438 e il 424 a.C. Coinvolta
nelle guerre sannitiche (343-295 a.C.), la città finì per
entrare nel sistema politico romano e, anche se le fu accordata
la civitas sine suffragio, tentò in più occasioni di staccarsi
da Roma, in maniera clamorosa durante la seconda guerra punica,
quando dopo Canne (216 a.C.) accolse Annibale vincitore e ne
sposò la causa, nella convinzione che la sua vittoria le avrebbe
assicurato l'egemonia sull'Italia centromeridionale. Tuttavia,
il mancato successo di Annibale trascinò nella rovina anche
Capua che, riconquistata dai Romani dopo un lungo e drammatico
assedio (211 a.C.), fu punita con la riduzione a prefettura e
con l'incameramento nel demanio di gran parte del suo ager. Nel
73 a.C. da essi partì , capeggiata da Spartaco, la guerra
servile e nel 59 a.C. Giulio Cesare vi dedusse una colonia.
Sotto Augusto, assunse il titolo di Colonia Julia Augusta Felix
e, per tutto il periodo imperiale, fu benvoluta dai principi,
specie da Adriano, che la riportò all'antico splendore, e da
Costantino, che vi fece edificare la prima basilica cristiana
(320 d.C.). A quei tempi aveva una cinta muraria di 9 Km. (in
cui si aprivano almeno quattro porte), due fori, due teatri, un
maestoso anfiteatro, un circo, vari impianti termali, un
campidoglio e numerosi templi, di cui due extraurbani, i
santuari della Magna Mater e di Diana Tifatina. Ancora nel IV
sec. d.C., per prosperità economica, per numero di abitanti e
per sontuosità di edifici, Ausonio la dice terza città d'italia
e ottava di tutto l'Impero. Esposta agli assalti dei barbari, fu
devastata da Alarico (410) e da Genserico (455) e conquistata da
Odoacre (476) e da Teodorico (493); dopo una breve parentesi di
restaurazione imperiale sotto Giustiniano (553), la città cadde
in potere dei Longobardi (594), divenendo sede di contea alle
dipendenze del ducato di Benevento e la sua storia si snoda per
circa tre secoli una serie interminabile di lotte, congiure,
devastazioni |
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Nel corso di
una di queste lotte, scatenatasi per la successione del ducato
di Benevento, una banda di saraceni, assoldata da Radelchi e
comandata dal berbero Halfun, saccheggiò e distrusse Capua
(841), costringendo la maggioranza dei cittadini a trasferirsi
col nome e con le insegne a Casilinum dove fortificato quel
porto fluviale, utilizzando materiali dell'antica, fondarono la
nuova Capua.
Sul sito della città emula di Roma, si andarono lentamente
ricostruendo intorno alle basiliche cristiane, vari casali alle
dipendenze di Capua che, rifioriti nel corso dei secoli a nuova
vita, presero i nomi di S. Maria Maggiore, S. Pietro in Corpo,
S. Erasmo in Capitolio; ad essi, più tardi, si aggiunse S.
Andrea dei Lagni. Ai Longobardi subentrarono prima i Normanni
(1134), poi gli Svevi (1195) e gli Angioini (1268). Particolare
importanza acquistò, sotto questa dinastia, il casale di S.
Maria Maggiore, che incorporò quello di S. Erasmo, prediletto
dal re Roberto, nato appunto nella residenza reale estiva della
Torre. Gli Aragonesi ebbero notevole interesse per detto casale,
mossi dalla devozione per la Vergine, venerata nella più
maestosa basilica della città, fondata da Simmaco nel V
secolo.Dopo un periodo alquanto oscuro, corrispondente alla
dominazione ispano-asburgica (1516-1738), con l'avvento dei
Borbone, la città trasse beneficio dalla costruzione della
monumentale reggia di Caserta, che le conferì rilevanza
strategica e logistica. Infatti, essa fu scelta come piazzaforte
militare a difesa del settore ovest della progettata area di
sviluppo su cui insisteva la grandiosa opera vanvitelliana e, di
riflesso, richiamò viaggiatori italiani e stranieri i quali,
oltre alla residenza regale, visitavano anche le preziose rovine
dell'antica città campana, ormai designata S. Maria di Capua,
nella quale i primi scavi archeologici mettevano in luce
preziosi reperti. All'inizio dell'Ottocento, Giuseppe Bonaparte
la designò intendenza e Gioacchino Murat vi fissò la sede dei
tribunali (1808). La sua adesione agli ideali liberali culminò
nel 1860, quando accolse esultante le truppe garibaldine alla
vigilia della battaglia del Volturno, che sancì il riscatto del
Mezzogiorno e consentì l'unificazione politica della Penisola.
Nel periodo postunitario, assunto il nome attuale, visse in un
clima di tranquillità e di floridezza economica grazie alla
laboriosità della sua popolazione ed alla competenza dei suoi
amministratori. |
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Trascorsa l'età
umbertina tra dispute dotte, illusioni e delusioni, il nuovo
secolo vide la nascita a S. Maria del primo circolo socialista
della provincia fondato dall'avv. Antonio Indaco, nonché
l'inizio di un lungo periodo di lotte operaie fino allo scoppio
della grande guerra, nella quale caddero circa trecento
samaritani. L'agognata vittoria non mise fine alle lotte
politico-sociali, che sfociarono nell'avvento al potere del
fascismo, durante il quale S. Maria fu retta dal podestà
Pasquale Fratta, amministratore da tutti apprezzato per
dirittura morale e competenza. La seconda guerra mondiale,
infine, che costò alla città lutti e rovine, non mancò di far
rifulgere nobili esempi di sacrificio e di eroismo da una parte
e dall'altra, come quelli di Roberto Salvi, Vito Romano, Armando
Mastroianni.
Negli anni del dopoguerra la città ha avuto uno sviluppo non
dissimile da quello di altri centri medio-piccoli del Meridione,
alquanto caotico e talora grossolano, ma ha conservato un
discreto fascino per le testimonianze del suo passato, visibili
nei resti dell'anfiteatro campano e dell'arco di Adriano, nel
mitreo, nella basilica di S. Maria Maggiore, nei monumenti ai
caduti, nelle piazze e nelle vie, che al grande archeologo
Amedeo Maturi, intorno agli anni Cinquanta, ricordavano, per la
loro stupefacente simmetria e vitalità, la storia trimillenaria
della città, planissimo in loco esplicata |
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