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Mitreo |
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Con il
passare del tempo, l'uomo avvertì la necessità di credere in un
"qualcosa" che lo rassicurasse e che gli scandisse le ore della sua
vita. Egli, quindi voleva certezze riguardo a tutte quelle storie di dei
che, in realtà, non avevano nessuna base fondata. Purtroppo, la ragione
non era capace di formulare una regola sicura di vita e così, molte
persone accorsero in quei templi dove venivano rivelate tutte le verità
o magari ciò che più si avvicinava ad essa; iniziarono ad espandersi i
culti asiatici. Infatti, i misteri orientali, possedevano la capacità di
suscitare nelle anime ammirazione e terrore, pietà ed entusiasmo e,
dando l'illusione di una profondità dotta e di certezza assoluta,
rassicuravano le coscienze. Queste conversioni verso nuove religioni, si
manifestarono così velocemente che nemmeno le riforme di Augusto
riuscirono a frenarle; addirittura, furono proprio queste a rafforzare
lo spirito delle compagnie dell'impero, quando prima esse erano, secondo
il saggio principe, quelle più temute come dissolutori dello spirito
delle stesse compagnie. A rafforzare queste religioni fu il fatto che,
escluso ovviamente il Cristianesimo, i loro sacerdoti predicavano
dottrine tendenti ad elevare il sovrano al di sopra della comune
umanità, fornendo in tal modo ai Cesari una giustificazione a quella
"verità indiscutibile" del loro dispotismo. Diffusesi gradualmente dal
basso verso l'alto, queste religioni promettevano di far recuperare alle
anime la purezza perduta e, mediante rituali e penitenze come il
lavaggio del corpo o le aspersioni con acqua consacrata o sangue di una
vittima consacrata, di farlo rinascere a vita immacolata. Anche l'expiatio
non si raggiungeva più con riti graditi agli dei ma per mezzo di
privazioni, con l'astinenza, la continenza, la mortificazione della
carne, prove dure e difficili che risollevavano l'uomo caduto nel
peccato e lo riconciliavano con la divinità. Il sacerdote non era più
l'intermediario tra l'individuo e lo stato, ma colui che possedeva il
potere di avvicinare gli uomini agli dei; mentre i banchetti sacri e di
carità, servivano solo per mantenere la comunione con i seguaci delle
varie sette, fossero esse di Cibele, di Mitra, di Baal. Tra le divinità
che iniziarono a farsi strada, quella che ebbe maggior numero di seguaci
fu Mitra; essa riuniva intorno a sé gli uomini, specialmente marinai e
soldati, cui imponeva una dura disciplina morale. Tutte le divinità,
comunque, davano la prosperità di una vita spirituale, la cui intensità
fa apparire insipide le felicità materiali ed immanenti. Era l'inizio di
una nuova era. Anche a Capua, per effetto dei traffici commerciali con
l'oriente, iniziarono a svilupparsi nuovi culti e le divinità che si
diffusero con certezza furono prima quelle di Cibele e di Serapide, in
seguito quelle di Iside e di Mitra; di quest'ultimo, ancora prima che
venisse scoperta la "cripta di Capua" nel 1922, si attestava, da una
epigrafe trovata da Mommsen, la sua presenza nella città campana. Mitra,
dio persiano della luce, incarnava tutte le virtù che un soldato romano
potesse possedere: era un guerriero invinto, un cacciatore astuto e un
abilissimo cavaliere ma, soprattutto, seguiva un severo codice di
autodisciplina e d'onore
In
precedenza, si credette che Mitra fosse il dio-sole, come sembrasse
rappresentare con il suo innegabile carattere solare, mentre un esame
filologico più approfondito, ha portato a considerarlo come il dio dei
patti (in lingua vedica, Mitra, significa patto) e in particolar modo
dell'amicizia tra gli uomini e delle loro alleanze. La religione vedica,
infatti, associava Mitra a Varuna al punto da chiamarlo con un solo
nome: Mitravaruna; Mitra è promotore dell'ordine cosmico, Varuna è il
punitore dei trasgressori. Il rituale prevedeva il sacrificio di vittime
bianche per Mitra e nere per Varuna, particolare da cui prende corpo una
simbologia degli opposti (sole-luna, giorno-notte, bene-male,
vita-morte, cielo-terra, destra-sinistra, ecc.).
Anche se
Mitra vantava di una grande popolarità già nel V sec. aC, poco si
conosce riguardo ai sui riti dato che gli iniziati dovevano giurare
segretezza; però, molto è stato chiarito dai numerosi dipinti e scritte
trovate in numerosi santuari di tali religioni. Secondo il mito
mitraico, si narra che il Sole ordinò a Mitra di uccidere un grosso toro
che egli cacciò, catturò e, trascinandolo in una grotta, lo sacrificò.
Così, con questa impresa, Mitra creò il mondo; infatti si racconta che
quando il sangue, del toro morente, zampillò sulla terra, da essa
scaturì la vita. A conferma di tale leggenda, una scritta su di un
altare mitraico di Roma recita: "Tu ci hai salvato spargendo il sangue
eterno". Infatti, in molti dipinti e rilievi, viene raffigurato il grano
che spunta dalla coda del toro, per simboleggiare Mitra che porta la
vita sulla terra; eppure, nei suddetti sono presenti anche le forze del
male, dove un serpente tenta di bere il sangue della bestia sgozzata, ma
il suo tentativo è vano e il bene trionfa. Dopo questa impresa e prima
che Mitra ascendesse al cielo sul carro solare, il dio Sole e Mitra
condivisero un banchetto sacro, costituito dalla carne e dal sangue del
toro, in cui le due divinità spesso si stringono la mano. I fedeli
credevano che Mitra assicurasse la salvezza e la vita eterna, ma
l'iniziazione non era facile ne aperta a tutti; infatti, le donne erano
escluse mentre gli uomini dovevano sottoporsi a prove terrificanti. Le
iniziazioni avvenivano in santuari simili a grotte, appunto per
ricordare il luogo dove fu ucciso il toro, qui veniva svolto il rituale
con un battesimo e un banchetto sacro di carne e vino proprio come
quello che fu condiviso da Mitra e dal dio Sole. Tutti i seguaci di
Mitra, una volta ammessi, si applicavano a sviluppare la disciplina
spirituale e morale al fine di poter aspirare a salire i sette gradi
della perfezione spirituale, di cui il più alto era quello di padre, con
il quale alla loro morte, potevano entrare in paradiso. Nonostante fosse
molto sviluppato, molti autori cristiani si opposero a questo culto,
ritenendo l'eucarestia e il battesimo mitriaco parodie diaboliche delle
pratiche cristiane. Così nel 394, Teodosio vietò ufficialmente il culto
e il mitraismo scomparve sia per i suddetti oppositori sia per l'arrivo
di nuove divinità e per il continuo svilupparsi del cristianesimo.
L'ingresso al Mitreo,
avviene tramite una porticina realizzata nel 1932. Appena vi si entra,
si nota un bassorilievo marmoreo riproducente l'affresco di Mitra
tauroctono e una iscrizione latina; quest'ultima venne fatta apporre dal
podestà avv. Pasquale Fratta in ricordo della circostanza del
rinvenimento e dell'importanza del monumento, nonché della costruzione
dell'atrio e delle scale di accesso, costruite a sue spese.
Nell'autunno 1922, infatti, durante dei lavori di consolidamento delle
fondazioni di una abitazione privata, fu scoperta una cripta che si
presentava tutta ornata da magnifici affreschi.Il monumento situato a
circa m.4 sotto il livello stradale, orientato in direzione sud-ovest,
si presenta a forma di parallelepipedo lunga m.9,70 e larga m.3,40 con
Qui il soffitto si presenta a forma di volta a botte, dipinta a stelle
con otto punte di colore rosso e blu (oggi il blu si presenta con un
colore verdastro) alternate tra loro e forse un tempo scintillanti di
pietre preziose; sulla parete di fondo, si nota un altare costituito da
un podio alto quasi un metro. L'altare è sormontato da un affresco
raffigurante il dio Mitra che uccide il toro, infliggendo la spada nel
collo del toro bianco. Lungo il corridoio si trovano due file di banchi
continui, detti praesepia, sui quali i fedeli sedevano; al di sopra di
essi sono ancora visibili affreschi, a dire il vero molto rovinati,
raffiguranti il rito di iniziazione: questi affreschi, costituiscono
l'elemento di maggiore interesse del monumento, poiché non si conoscono
altri dipinti così completi che raffigurano il culto mitriaco. Sulla
destra del corridoio, invece, vi è un cataletto che serviva a
raccogliere il sangue degli animali sacrificati e convogliarli in un
pozzetto. |
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