Anfiteatro Campano

L'Anfiteatro Campano, sorge in posizione marginale rispetto al centro urbano dell'antica Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere); esso si presenta come un'imponente costruzione, eretta su di una platea di blocchi calcarei posta su due fasce concentriche. All'epoca, secondo stime autorevoli, la "cavea" era in grado di accogliere più di 40.000 spettatori, distinta in tre ordini "sociali" la cui assegnazione avveniva secondo le regole di una legge augustea: il popolino in alto, le persone più distinte al centro, tribuni, senatori, sacerdoti, magistrati e cavalieri in basso.

Inoltre, per le donne era destinata una collocazione differente dagli uomini, infatti ad elle, era riservata una loggia detta "cathedra"; anche gli scapoli dovevano stare divisi dagli ammogliati, mentre i giovani, dovevano essere accompagnati dai pedagoghi. Questa assegnazione si rese necessaria in seguito ad un episo-dio increscioso verificatosi nell'anfiteatro di Pozzuoli: secondo il racconto di Svetonio, in uno spettacolo affollatissimo nessuno cedette il posto ad un senatore.

L'edificio ha una pianta a forma ellittica il cui asse maggiore misura 167m. e quella minore 137m.; la "Apolloniana" o perfetta, nomi con cui viene designata la sua arena che misura 72 x 46 mq. L'Anfiteatro, in origine alto 46m., si sviluppava su quattro piani: i primi tre piani inferiori, avevano ciascuno 80 arcate con le chiavi d'arco ornate da busti di divinità (visibili attualmente sulla facciata del Palazzo Comunale e nel Museo Campano della città di Capua) e rette da semicolonne in calcare di uguale ampiezza, tranne gli ingressi principali che erano ornati con imponenti colonne di marmo cipollino; il quarto piano, quello superiore, era in muratura piena. L'edificio ha una pianta a forma ellittica il cui asse maggiore misura 167m. e quella minore 137m.; la "Apolloniana" o perfetta, nomi con cui viene designata la sua arena che misura 72 x 46 mq. L'Anfiteatro, in origine alto 46m., si sviluppava su quattro piani: i primi tre piani inferiori, avevano ciascuno 80 arcate con le chiavi d'arco ornate da busti di divinità (visibili attualmente sulla facciata del Palazzo Comunale e nel Museo Campano della città di Capua) e rette da semicolonne in calcare di uguale ampiezza, tranne gli ingressi principali che erano ornati con imponenti colonne di marmo cipollino; il quarto piano, quello superiore, era in muratura piena.

Le caratteristiche delle tecniche edilizie e quelle della decorazione scultorea, fanno risalire in ma-niera inequivocabile, l'epoca dell'età nervo-traianea. Dell'intera struttura, attualmente restano in piedi del primo anello o cerchio del primo ordine sol-tanto 2 archi, sulle cui chiavi ci sono due "protomi", ovvero, busti umani a rilievo raffiguranti Giu-none e Diana; del secondo 5; del terzo 25; del quarto, gli archi del primo ordine si conservano tutti, mentre ne rimangono pochi del secondo ordine, del terzo ordine non vi è più traccia.

Gli archi superstiti, sono del tipo estradosso (massi sovrapposti che, sorretti da pilastri laterali, si chiudono in alto fino ad incontrare la chiave, formata da una pietra di forma trapezoidale che blocca centralmente in alto i suddetti massi) e sono tutti di travertino fino al terzo anello, successivi, tranne gli archi degl'ingressi principali che sono in marmo cipollino, erano in muratura.

L'arena ancora ben conservata, è cinta da tre ordini di fasce di mattoni rivestiti da marmo e traverti-no, più alta al centro, è formata da quattro strisce parallele sorrette da archi in mattoni e ha una for-ma lievemente convessa, al fine di permettere un regolare deflusso delle acque piovane. All'interno dell'arena, si aprono diverse botole che, grazie all'aiuto di apposite carrucole ed argani, servivano per introdurre nella scena i vari elementi scenografici (alberi, colonne, massi, oggetti de-corativi), tutti custoditi nei numerosi ambienti del sotterraneo; le gabbie con le belve, invece, erano introdotte solo al momento dello spettacolo.

Le botole, poi, venivano chiuse mediante tavolati che venivano appoggiati su di una scanalatura presente superiormente; sono tuttora visibili nella zocco-latura del travertino e lungo la pavimentazione, gli incassi su cui venivano fissate le travi e i dadi, intorno ai quali serrare le corde. Anche i bordi, in travertino, dei diversi canali presenti nell'arena, sono sagomati in modo da poter reggere dei tavoloni che, una volta apposti ad incastro, formavano un piano di calpestio orizzontale ed uniforme su cui veniva sparsa la sabbia, ovvero l'arena, da cui deriva il nome del luogo. Sono presenti nell'arena otto uscite che, delimitate da pilastri in blocchi di mattoni monolitici, si diramano verso l'esterno. Al di sotto dell'arena e della platea, conservati quasi completamente, vi sono i sotterranei; essi si compongono di 76 archi in mattoni rosso bruno, con la base formata da mattoni triangolari, il cui lato maggiore, si presenta all'esterno. I muri degli ipogei, sono eretti su dei grandi blocchi di tra-vertino che determinano il formarsi di 10 corridoi comunicanti tra loro. Ad un livello più in basso, è presente una vasta cloaca a croce, con lo scopo di far defluire le acque verso una grande cisterna, situata in una zona adiacente. In corrispondenza dei quattro ingressi principali, si notano, nei sotter-ranei, delle gallerie che comunicano con la via Appia e con il Tifata. Sul lato settentrionale si nota, in chiara asimmetria rispetto al lato opposto, un piccolo vano che avrebbe ospitato una cappellina, nella quale trovavano rifugio i primi Cristiani che sfuggirono alle persecuzioni; tuttora, sulla parete sinistra, rinvengono esigue tracce di un affresco, forse raffigurante un Santo. L'accesso all'Anfiteatro, era possibile grazie a numerose entrate, di cui quattro principali dove: quelle che si aprivano a nord e a sud, erano riservate alle autorità; quelle situate ad est ed ovest, era-no gli accessi per le persone più ragguardevoli e per il personale di servizio. Anche i gladiatori en-travano, per la parata iniziale, dagli ingressi principali più larghi. Tutte le altre, chiuse da cancelli (carceres), erano utilizzate dalla plebe (vomitorie). La cavea come già detto all'inizio, era divisa in bassa, media e alta a seconda del ceto sociale che la occupava; oggi ha perso quasi del tutto le tracce dell'antica. Infatti le gradinate, erano rivestite di marmi ed erano attraversate in senso trasversale da altre più piccole, formando così i cunei. La cavea e separata dall'arena da un muro avente 14 ingressi, questi comunicanti con altrettanti ambienti di servizio, soccorso e altro, nella prima precinzione, i gradini erano più alti e larghi e servivano a suddividere la cavea in vari settori di posti.

Qui si aprivano 12 vomitori, ovvero l'entrate che permettevano gli spettatori di accedere dalle scale interne alle gradinate ed erano ricoperti da plutei (pannelli a bassorilievo) raffiguranti animali, scene sacrificali o imprese di Ercole.Dai vomitori, si poteva accedere in 11 ordini di posti, suddivisi in cunei da 16 scalette; uguali, erano anche la seconda e la terza precinzione fornite, però, di 16 vomitori. La quarta precinzione, cioè l'ordine più alto, era delimitata da un muro alto che presentava marmi, bassorilievi e colonne; lungo la facciata interna, invece, tra le arcate erano situate pregevoli statue a tutto tondo.

L'interno dell'Anfiteatro, inoltre, era dotato di un insieme di scale: quelle di servizio conducevano nella parte superiore, cioè al "velarium"; quelle interne permettevano il flusso degli spettatori senza problema dai 3 portici del piano terra (delle quali una andava verso l'arena, mentre le altre due era-no decentrate) ed il loro deflusso verso le uscite, utilizzandole anche durante le soste dei ludi o co-me riparo dalla pioggia. Le guance delle transenne, inoltre, erano sagomate a forma di animali (in prevalenza felini), mentre sulle loro testate erano posti plutei raffiguranti scene mitologiche o mo-menti di vita quotidiana; ogni breve scaletta era protetta da parapetti a lastre di marmo decorate. Nell'Anfiteatro oltre a svolgersi combattimenti tra gladiatorie e battaglie navali, avvenivano anche scontri contro animali come tori, leoni, orsi ed elefanti, come testimoniano le parecchie ossa di quei animali ritrovati in loco. All'esterno l'Anfiteatro, era recintato con transenne di legno abbellite con elementi metallici, alter-nati con cippi calcarei che, nei pressi dell'antiqurium (posto quasi di fronte all'ingresso principale) è interessante vedere quello con Ercole e Silvano, ancora pressoché intatto. All'esterno sono inoltre visibili dei sepolcri dove, qui trasportati e ricostruiti, sono stati rinvenuti nell'interno di alcuni di questi, tracce degli affreschi che li decoravano. Alla destra dell'attuale in-gresso, inoltre, è degno di nota un giardino in cui sono custoditi reperti di varia origine e provenien-za come edicole, capitelli, statue, vasi, nonché un grande mosaico su fondo bianco.